Tokyo Ghoul (東京喰種トーキョーグール, Studio Pierrot)

 

Tokyo Ghoul
Studio d’animazione:
Studio Pierrot.
Regia: Shuhei Morita.
Sceneggiatura: Chuji Mikasano.
Character design: Kazuhiro Miwa.
Main Cast: Natsuki Hanae (Ken Kaneki), Sora Amamiya (Touka Kirishima), Kana Hanazawa (Rize Kamishiro), Mamoru Miyano (Shu Takiyama), Toshiyuki Toyonaga (Hideyoshi Nagachika), Shintaro Asanuma (Nishiki Nishio), Yuichi Nakamura (Renji Yomo), Takahiro Sakurai (Uta), Katsuyuki Konishi (Kotaro Amon), Toru Ohkawa (Kureo Mado), Takayuki Sugo  (Yoshimura), Sumire Morohoshi (Hinami Fueguchi), Rintarou Nishi (Jason), Yuuki Kaji (Ayato Kirishima),  Rie Kugimiya (Juuzou Suzuya).
Episodi: 12.
Origine: adattamento dell’omonimo manga di Sui Ishida.
Genere: horror, sovrannaturale, psicologico, azione.

Il mondo in cui veniamo proiettati è un mondo cruento, dove esseri umani e creature chiamate Ghoul, si scontrano per la sopravvivenza. I Ghoul sono esseri dalle sembianze umane, ma che possono nutrirsi solo che di carne umana e lo scontro con essi è tutt’altro che semplice dal momento che hanno una forza sovraumana e utilizzano un kagune (organo predatorio) che grazie alle cellule Rc (cellule di fantasia) si irrobustisce e diventa un’arma letale, il quinque (letteralmente cinquina). Tra gli umani vi è un’agenzia federale, il CCG (Commission of Counter Ghoul) che ha imparato a combatterli usando il loro stesso quinque, estraendolo dai Ghoul morti e, grazie a questa squadra, la popolazione può non preoccuparsi troppo dell’esistenza dei Ghoul che si nascondono bene tra gli umani. Quando però a Tokyo iniziano a verificarsi una serie di cruenti omicidi attribuiti ai Ghoul, il clima si appesantisce e inizia una serrata caccia da parte del CCG che chiama a rapporto i suoi migliori  uomini.
Questa  è la Tokyo in cui vive Ken Kaneki, studente universitario con la passione per la letteratura che non ha nessuno al mondo se non il suo miglior amico Hideyoshi. In compagnia di Hide, in un café, Kaneki vede una ragazza leggere il libro di uno dei suoi scrittori preferiti e, fattosi coraggio, la invita ad uscire. La ragazza in questione, Rize Kamishiro, è molto bella, dai modi sofisticati e come lui ha una forte passione per la letteratura, sembra proprio essere la ragazza perfetta, ma mentre l’accompagna a casa dopo il loro appuntamento, Rize si rivela essere un Ghoul e tenta di mangiare Kaneki. Dopo uno scontro impari Kaneki sembra destinato al peggio, ma la caduta di travi di acciaio da una gru di un cantiere uccide Rize.
Kaneki si risveglia in ospedale, tutto sembra esser stato un brutto sogno, ma presto si rende conto che l’incubo sta solo iniziando: durante l’incidente il suo occhio è stato ferito e gli è stato trapiantato l’occhio di Rize.
Gli occhi dei Ghoul possono alterarsi allo stato di Kakugan diventando rossi, o per eccitamento o per l’uso delle loro abilità speciali, ciò è possibile grazie alle cellule Rc (presenti anche negli umani) che fa di questi occhi uno dei tratti distintivi dei Ghoul. In un primo momento Kaneki non si accorge della cosa, ma quando inizia ad avere fame e mangia del normale cibo il sapore è tanto disgustoso che lo porta a rigettarlo, indiscriminatamente dal tipo di cibo, iniziando a desiderare carne umana. Vi è così la presa di coscienza di ciò che è diventato, ma non vuole perdere la sua umanità e questo conflitto interiore lo porta ad atroci sofferenze, finché – scappando – non invade il territorio di un Ghoul che si sta nutrendo e che lo attacca, ma una ragazza, Touka Kirishima, interviene e lo salva offrendogli poi della carne che Kaneki, con sofferenza, rifiuta. Ciò irrita Touka che forza Kaneki a mangiare facendolo svenire per lo choc. Kaneki non è unico nel suo genere però, e quando si risveglia scopre di essere in un locale chiamato Anteiku dove il manager, Yoshimura, proprio come lui non riesce ad uccidere, e decide di aiutarlo, ospitandolo e offrendogli un lavoro, insegnandogli come poter accettare la sua natura e convivere pacificamente con gli umani. Purtroppo però, pur desiderandolo, i Ghoul non hanno una vita pacifica e Kaneki presto se ne renderà conto.
Tokyo_Ghoul_Visual_2Da queste premesse si sviluppa un anime cruento, sia moralmente che visivamente. Ha tutte le carte per essere un anime che sa conquistare ed entusiasmare il pubblico, non per niente è tratto da uno dei manga più venduti in Giappone con gran risonanza mondiale e il successo è comprensibile solo con un primo sguardo: ambientazione interessante, azione garantita, conflitti morali, personaggi affascinanti, atmosfere dark e colpi di scena continui, tanti elementi che uniti lo rendono un titolo forte ed emozionante, se poi nel renderlo anime si vedono animazioni meravigliose dirette dal candidato al premio Oscar Shuhei Morita (nominato agli Accademy Awards per il suo cortometraggio Possession), un character design a dir poco accattivante per merito di Kazuhiro Miwa (illustre nome della Key Animation, che secondo me è un requisito che porta ad essere avvantaggiati per la riuscita di un bellissimo character design), un’ottima colonna sonora (la opening Unravel di TK dei Ling Tosite Sigure è una delle opening più belle di quest’anno) e un cast di seiyuu eccellenti (giusto per fare qualche nome: Kana Hanazawa, Mamoru Miyano, Takahiro Sakurai, Rie Kugimiya, Toru Ohkawa…), sembra scontato che il risultato è grandioso e che lo Studio Pierrot ci ha regalato uno dei migliori anime dell’anno.
Ho sentito dal primo episodio persone che l’hanno osannato come il miglior anime del 2014 e che hanno ripetuto tale affermazione dopo la visione dell’ultimo episodio, beh… io non metto in dubbio che i gusti sono gusti, li rispetto, ma oggettivamente parlando è molto – ma molto – lontano ad essere un prodotto d’animazione eccellente.
Faccio una premessa, prima d’essere mangiata viva (siamo pure in tema): a me, di base, Tokyo Ghoulpiace. Mi piacciono i personaggi, mi intriga la storia, riconosco il valore delle animazioni, la recitazione è incredibile, ma non posso che essere obbiettiva e se dicessi che questo è un ottimo prodotto d’animazione significa che non avrei per niente spirito critico, non saprei distinguere valore soggettivo da valore oggettivo e non mi sputtanerei nel recensire anime.
Ho voluto scoprire chi diamine era il compositore della serie e non perché ne necessitavo per la recensione, quanto perché dovevo capire che persona era, cosa ha fatto nella vita fino ad oggi, ed io di questo Chuji Mikasano non ho trovato nulla, nel suo curriculum c’è solo Tokyo Ghoul e… questo forse spiega tante cose sulla sua competenza, anche se mi chiedo chi gli ha dato la licenza come sceneggiatore poiché la composizione narrativa di Tokyo Ghoul è incomprensibile.
Non voglio fare la maestrina, ma le regole per lo sviluppo di una storia le spiegano alle scuole medie, e dubito che uno sceneggiatore abbia saltato tutte quelle lezioni e mai è venuto a conoscenza di come si compone un testo narrativo, però è l’impressione che da. Per tutti i primi cinque episodi di Tokyo Ghoulmi sono chiesta quale fosse la storia, perché solitamente (a meno che non si scrive di slice of life), qualsiasi storia vede un protagonista che volontariamente o meno, deve avere una finalità, per cui deve esserci una trama principale, che magari poi si evolve e cambia, diventando altro, ma come punto di partenza deve esserci; nel dubbio ho dato per scontato che la trama – seppur debole – doveva essere l’evoluzione di Kaneki a Ghoul completo, mi sembra però – sempre secondo le regole del testo narrativo – che ciò rientri nello sviluppo del personaggio attraverso le sue gesta, quindi non è il fine, ma saltiamo il punto. Dopo cinque episodi che si parla solo di alimentazione ci si arrende a ciò, nonostante le premesse sembravano diverse e… nell’episodio sei la trama sembra far capolino finalmente e ricollegarsi all’inizio: la lotta tra Ghoul ed umani. Quindi mi son ricreduta e ho continuato la visione, cercando di ignorare le voragini narrative, magari andando avanti, cambiando prospettiva diventavano dei buchini narrativi, invece proprio quando la trama acquista spessore e si pensa che abbia inizio il fulcro della narrazione, dopo un undicesimo episodio dove non si sa chi combatte chi e l’azione narrativa questa volta è sconvolta (e qui è colpa della Regia), si spera che tutto quel trambusto, vada a parare da qualche parte, invece no… il tutto è sospeso e la l’ultimo episodio si concentra su Kaneki finendo non con un finale aperto, ma con tutte le trame e sottotrame sospese.
OP01-26Io ora posso comprendere che questa è stata pensata come una prima serie, ma da che mondo e mondo, ogni prima serie deve concludere una trama, arrivare ad un punto! Giusto, giustissimo, è il finale aperto, ma non sospeso. Sono andata persino a controllare se ci fosse un tredicesimo episodio, ma non esiste, quindi mi sono arresa al fatto che l’anime fosse davvero finito prima che un arco narrativo si concludesse, perché si interrompe esattamente nel mezzo dello sviluppo, accantonando tutto, come se avessero realizzato che il budget era finito e hanno propinato al pubblico la serie così, pensando che magari potesse essere un finale con suspance, ma posso solo che essere obbiettiva: quella che ho visto è una serie mutilata.
L’anime poteva essere davvero un gioiellino dell’animazione, aveva tutte le carte per farlo, ma è stato strutturato male, è dispersivo, confuso e persino la Regia finisce per confondersi dietro la sceneggiatura che sembra non sapere proprio cosa fare; in mano ha una serie complessa, ricca di materiale narrativo, un significato importante e tutto ciò è stato mescolato in un minestrone diluito che invece di proseguire con linearità, sbanda come un ubriaco e trova la sua fine solo davanti all’ostacolo che non vede e contro cui sbatte e cade. Vorrei poi attribuire tutta la colpa alla sceneggiatura, ma come ho accennato, persino la regia ha le sue pecche, in quanto poteva cercare di migliorare la sceneggiatura, ma ciò non vi è stato, soccombe sotto di essa e fa un’altra cosa che personalmente ho trovato disturbante: le censure per l’eccesso di sangue. Noi ci lamentiamo della Mediaset, delle scene private di colore e mostrate in blu, ma lo staff di  Tokyo Ghoul ha deciso di mostrarle già così e, oltre alle scene più sanguinolente in blu, ci sono anche tante scene oscurate che, sommate, danno l’impressione (visto che son davvero tante) che metà anime non sia stato per niente visto; nell’edizione Home Video sono sicura che le censure saranno tolte, ma visto l’importante minutaggio di censura (ad occhio e croce, sei o sette minuti di solo oscuramento e scene in blu) si potevano realizzare alcune parti in modo diverso, piuttosto che regalare censure.
La perplessità che mi ha lasciato quest’opera è davvero profonda, se continuerà sarò solo per affettività, non perché valga qualcosa, dato che la serie merita davvero l’insufficienza; l’ho salvata solo per i virtuosismi tecnici e per quello che ho intravisto della storia mediante i personaggi.
Giudizio personale: 6.

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