Guida ai Bootleg (parte 1): cosa sono e perché comprare prodotti originali.

Parlare di bootleg (ovvero di prodotti falsi) è quasi sempre una battaglia contro il muro, ma forse perché non basta parlare di illegalità, perché è difficile credere che una figure o uno strap possano essere dei prodotti che danneggiano qualcuno o paragonabili a sostanze illegali; il prezzo e la comodità di avere repliche quasi fedeli a prodotti esclusivi e in edizione limitata abbaglia e fa perdere lucidità, portando così a voler ignorare delle realtà economiche ed umane che non dovrebbero esistere perché non solo danneggiano un certo tipo di mercato, ma mettono in pericolo e danneggiano vite umane, per cosa? Per un’apparente risparmio di qualche euro?
Questo articolo non è  volto a stimolare un senso di colpa e un pietismo ipocrita, ma a far riflettere su quello che realmente è il mercato dei prodotti falsi e come riconoscere ed evitare questi prodotti e i loro commercianti.
480776_446204775463233_1075152589_nQuante volte siamo andati ad una fiera del fumetto e ci siamo ritrovati stand e stand di prodotti molto carini e a prezzi convenienti, magari esposti in vetrine per accattivare il nostro sguardo e che “ehi, sembra un affare” perché in un altro stand avete visto lo stesso prodotto al doppio del prezzo che questo negoziante vi propone, quindi perché esitare? Tutte le action figure sono uguali in fondo, grandi, statiche (ma chissà perché sempre action), in movimento o piccole con quel design super deformed (che piace chiamare chibi) e se dicono che con 10,00 Euro o massimo 25,00 Euro può essere mia perché dovrei esitare? E se quella statua grandissima della mia eroina preferita mi dicono che è in offerta a 50,00 Euro perché dovrei essere [email protected] e lasciarmi scappare questa occasione?
Anch’io sono caduta vittima di questi ragionamenti quando il mondo del collezionismo era lontano dai miei interessi e gli acquisti che mi interessavano erano solo di manga e DVD di anime, ma nelle fiere non si trova ormai solo questo, anzi, coloro che commerciano fumetti e animazione sono in netta minoranza, mentre bambole, pupazzi, portachiavi, t-shirt e tazze dominano il mercato di queste fiere e conquistano i nerd di tutte le età e tutte le tasche, perché c’è sempre qualcosa da comprare con i nostri eroi, con i loghi delle nostre serie preferite, qualcosa a cui legare il nostro affetto, esibire il nostro orgoglio o mostrarci (o meglio dimostrarci?) fan di una tale serie o un tale personaggio. izaberu1425185243
Non c’è nulla di illegale o criminale in tutto ciò, sono desideri piuttosto legittimi ed onesti, nessuno ci ha educato agli acquisti e perché servirebbe un’educazione allo shopping se un negozio di fumetti è un esercizio legittimo e una fiera un evento legale, riconosciuto e sorvegliato dalle forze dell’ordine? Purtroppo il mondo nerd è pieno di truffatori e commercianti di merchandise illegale (vale a dire oggettistica di ogni tipo di gadget, figure, artwork, artbook, giochi, ecc…) dai poster con artwork di artisti a cui non è stato richiesto il copyright (pensate se tra di loro ci fosse un giovane Picasso di cui tutti hanno stampato le sue opere su spille, magliette e poster senza riconoscergli un centesimo del suo lavoro), peluches e cuscini di dubbia origine (da cui io starei ben lontana perché chissà con quali materiali sono fatti e colorati) e inevitabilmente altri tipi di gadgets che non solo sono illegali da un punto di vista di copyright, ma anche nei materiali, nella colorazione e nella produzione di cui noi siamo all’oscuro.
Andare ad una fiera è entrare in contatto con un mercato ingenuo, superficiale, disinformato e disonesto riguardo a quello che tratta, affamato di solo guadagno e possesso, per questo entriamo in contatto e diventiamo consumatori (a volte consapevoli a volte no) di prodotti illegali contribuendo dunque a far prosperare l’illegalità che non è propria solo di qualche sciocco o quale truffatore da quattro soli, ma da racket molto più seri e che nascondono verità più terribili.
Mi sembra improponibile trattare di un’educazione agli acquisti in un solo articolo, ragionando sui problemi di copyright, di tassazione, di conoscenza dei prodotti di vendita, di confronto con il mercato dei falsi della moda, si tratta di un vero e proprio problema culturale di ineducazione e che, purtroppo, fa danno all’economia mondiale, toglie posti di lavoro, porta artisti a non emergere, ecc… servirebbe un’inchiesta giornalistica seria e una legislatura attenta e sensibile in ogni ambito commerciale. Per questo mi limiterò a parlare di falsi nell’ambito del collezionismo di merchandise giapponese ispirato a serie di anime, manga e videogames in modo che possiate identificarli e non acquistarli senza accostarvi alla falsa credenza del “costa poco e posso risparmiare” o – ancor peggio – credere che se si è informati che un prodotto è falso va comunque bene acquistarlo poiché c’è stata la correttezza di informare, perché tanto “è uguale all’originale”.

aeonblue1437188615
Se siete su questo spazio suppongo che non è per caso, ma perché siete amanti dell’animazione e del fumetto, molti si definirebbero addirittura otaku magari, ma è qui che vi metto alla prova: sapete come nasce un anime?
Visto che siete qui per informarvi riguardo al collezionismo e al merchandise ho la presunzione di rispondere io per voi con un no.
Non c’è nulla di male nel non sapere, è un discorso economico abbastanza complesso e che io non saprei illustrarvi in tutte le sue peculiarità e tecnicismi, ma non si limita al “questo manga ha venduto tot di copie quindi possiamo fare l’anime” o al “questo studio d’animazione ha avuto tale idea e la trasformerà in un progetto anime”. Per poter fare un anime servono budget ricchi, tanti quanto per realizzare un film, e con quel budget bisogna pagare uno staff numeroso di tecnici dell’animazione, uno staff che si occupa del mediare con chi è esterno al progetto, uno staff addetto al suono e – non di poca importanza – i seiyū, che sono pagati in quanto attori. Serve in poche parole un capitale ingente per realizzare un anime e la produzione è quasi sempre una sorta di alleanza tra grandi compagnie che collaborano con lo studio d’animazione, dall’editore del manga, alla rete televisiva, alla casa discografica (che provvederà alla colonna sonora e/o alla promozione dei suoi artisti che si occuperanno delle sigle di testa e di coda) e alle compagnie specializzate in produzione di merchandise (che non a caso iniziano la vendita di prodotti spesso prima della stagione di messa in onda della serie). Dal momento che centinaia sono le serie anime proposte ogni stagione nelle reti televisive, non si può credere che i capitali investiti da ogni partner siano enormi, ma a seconda del progetto ci sono più o meno produttori che serviranno per la realizzazione del progetto, il resto sarà in mano alla vendita dei DVD/BD che sono commercializzati a partire dai primi tre o quattro episodi dell’anime, per poter completare il progetto e avere anche un guadagno; se la vendita poi porterà un guadagno più che notevole potranno esserci progetti correlati alla serie, film ed eventuali sequel.
HTB1xK23IXXXXXcsXFXXq6xXFXXXnQuesto è un sistema economico che funziona e funziona bene non solo per l’industria dell’animazione, è un contributo importante a tutto il Paese ed anche motivo per il quale non c’è molta apertura verso altri Paesi che non sono nello stesso sistema economico e non hanno pari educazione e rispetto per il loro lavoro, non per niente se qualche giapponese prova a scaricare un anime sul web una squadra di polizia arriverà a casa sua arrestandolo, per noi è una reazione esagerata, ma se questo fosse concesso avrebbero gravi problemi economici; la pirateria poi esiste comunque (ma non dobbiamo sentirci colpevoli in quanto quello che in genere vediamo è licenziato da altre compagnie occidentali), ma almeno non esiste un mercato di merchandise falso sul loro territorio.
Il merchandise è quindi strettamente legato al mondo dell’animazione (rarissimo ed esclusivo può essere quello legato a sole serie manga) e dei videogames, la sua esistenza si fonda quindi sul supporto a queste produzioni e questo dovrebbe essere il motivo fondamentale per cui non dovrebbero esistere falsi e nessun fan dell’animazione dovrebbe comprarne. Le fabbriche però di questi grandi manufattori si trovano però quasi tutte (se non tutte) in Cina, motivo per cui sui prodotti leggerete il made in China e motivo per cui esistono i falsi.
Anime-ONE-PUNCH-MAN-Action-Figure-Nendoroid-Saitama-Sensei-Figures-and-keychain-model-toys-3pcs-setSfatiamo il mito che il made in China fa schifo, se una fabbrica è a norma di legge e utilizza buoni materiali che sia in Giappone, in Italia o in Cina o di qualsivoglia produzione è indifferente per la sua qualità e la Cina offre un paradiso economico per le industrie di tutto il mondo ricevendo in cambio posti di lavoro. Le produzioni con il made in China che devono allarmarci sono quelle provenienti da fabbriche non a norma gestite dalla mafia, dove sono impiegati poveri disperati che non hanno trovato un lavoro e persone come anziani o bambini che non pagano (se non forse un minimo) e sono forzati a lavorare giorno e notte in posti non igienici e dove magari dormono, mangiano e fanno i loro bisogni. In pratica sono schiavi coloro che lavorano a quell’innocente figure tanto carina e che viene prodotta non con materiali quali PVC e ABS, ma con materiali di scarto, riciclati (non comprati) e per questo tossici per chi li lavora e per chi poi li comprerà. Quando si compra un prodotto si paga un valore che è quello della materia prima, dell’idea e del marchio, un bootleg non ha alcuna di queste caratteristiche e quindi non h un valore di mercato e essendo lavorato da persone sotto il controllo di un raket non c’è neanche un valore per il lavoro, in pratica vi trovate in mano un prodotto spazzatura frutto di un dramma della povertà e che aiuta ad alimentare quel dramma che potrebbe diventare tragedia.
Davanti alla consapevolezza di ciò molti rispondono che diverse multinazionali sfruttano gli impiegati così o molti scherzano sul fatto che la loro pelle non è stata erosa ancora da quel prodotto falso, ma questo non rende meno grave il tutto, è anzi un comportamento che continua ad incoraggiare quel raket, è non voler vedere uno spaccato di realtà e lavarsene le mani in nome di un capriccio e del risparmio di qualche euro. Non c’è da mettere in dubbio che il collezionismo, se assiduo, è un hobby economicamente gravoso ma se qualcosa è privo di valore che la si paghi 1 Euro o più è un prezzo ingiusto, un guadagno che va nelle mani della criminalità e che farà danno anche a voi; Bootleg-Hatsune-Miku-Nendoroid-678x1024facciamo un esempio: vedete quella figure tanto carina di Miku Hatsune (un nendoroid facciamo, quel tipo di action figure con il design carino super deformed) a 15 euro in fiera, sembra carina, la portate a casa, la esibite e da quel momento o desidererete averne di più e farne una collezione entrando quindi nel mondo del collezionismo, o sarà un acquisto a se che nel tempo sentirete che non vi interesserà più di tanto e non vi andrà più di esibire. Se sarete dei collezionisti quel prodotto vi disgusterà perché il collezionista acquista solo originali ed essi si notano e la loro qualità è per sempre, quindi non saprete cosa farne di quel nendoroid fake che finirà in un secchio della spazzatura. Se non diventerete collezionisti vi sembrerà più che logico rivendere quel prodotto che non vi interessa, ma nessuno – a meno che non trovate il pollo – lo acquisterà, perché a comprare oggettistica per lo più sono collezionisti che non comprano falsi e quindi avrete una perdita.
Personalmente credo sia bene dare un valore al proprio denaro quanto darne valore al lavoro altrui, diventa un modo etico per fare shopping e se dovete comprare una cosa che in futuro butterete che senso ha? Nel circuito del collezionismo non si butta nulla, piuttosto è facile guadagnare più di quanto si è pagato il prodotto visto che certi pezzi, con il tempo, acquistano valore.
Sconsiglio dunque di sottovalutare un acquisto di un bootleg e di non accondiscendere a chi trova scusanti del tipo “ho informato che questo prodotto non è originale”, o “sono come gli originali”, o “come in foto” quando poi sono usate foto di prodotti originali; un prodotto che non è originale non dovrebbe circolare e informare o no ha molto senso se, appunto, è illegale e in quanto tale non può essere come l’originale o non ci sarebbero differenze tra originali e falsi. Impiegare materie diverse, fare male delle stampe, imitare, non può fare di un prodotto falso qualcosa di qualità; una foto si può ritoccare e si può non comprendere da essa la vera natura di un prodotto, ma una volta che la puoi vedere dal vivo il discorso cambia: se un prodotto originale è in PVC ha il suo inconfondibile odore (odore che amo), il falso o non avrà alcun odore o puzzerà (una volta ho comprato uno strap che credevo originale, ma tolto dalla busta mi è arrivata una nuvola di odore nauseante che ricordava il catrame), l’originale ha un design inconfondibile e l’imitazione ad un occhio attento sarà più che notevole, l’originale avrà parti intercambiabili e sarà difficile che si rovinerò, il falso anche se avrà parti intercambiabili non potrà farle combaciare con nessun altro e sarà presto destinato a rovinarsi da solo e la sua fragilità lo porterà a rompersi facilmente.
Al fine di potervi aiutare a riconoscere falsi ed evitare continuerò a sfornare articoli sul tema, nella seconda parte andremo ad analizzare in modo più tecnico come riconoscerli e come riconoscere i truffatori.

Joichi1302143437

Precedente Honoka Kousaka cheerleader version, figFIX #009 (Max Factory) Successivo Zero 10th Anniversary G.E.M. by MegaHouse