Le Iene e la disinformazione pericolosa.

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Vorrei aprire questo articolo in modo un po’ stizzito, dicendo che la parola manga è formata da due kanji (man) che significa “estroso” o “capriccioso” (ga) che significa “immagine” e che il nostro Treccani ha voluto semplificare con “immagini derisorie”, sottolineandone il carattere parodistico delle prime vignette diffuse alla fine del Settecento, lontane ancora dal manga inteso come produzione artistica che portò il buon maestro Osamu Tezuka ad essere chiamato il Dio dei manga e che si starà rivoltando nella tomba nel sapere che un servizio ignorante italiano (sulla pedopornografia giapponese? Ancora non capisco esattamente la finalità) fatto dalla (presunta) giornalista Nadia Toffa de Le Iene ha esordito così: “manga vuol dire anche sesso, cioè cartoni porno, in Giappone vuol anche dire bambine”.
Perché ho tirato in ballo il Maestro Tezuka? Non solo perché lui ha creato i manga come modernamente li intendiamo, ma per ricordare cosa stava a cuore a questo artista che ad una conferenza nazionale sulla medicina disse: “i bambini affrontano problemi come la violenza, l’abuso, il suicidio […] che la medicina non può guarire. Si potrà mai aiutare psicologicamente questi bambini ed essergli di sostegno? Anche quando si trovano in difficoltà, per principio non parlano con gli adulti, né si confidano sulle loro vere intenzioni. Tuttavia si aspettano dei messaggi seri dagli adulti. Io continuerò a mandargli messaggi attraverso i manga” (cit. AA.VV., Osamu Tezuka: Una biografia manga) e di certo non è stato l’unico autore che aveva questo nel cuore, come non ha fatto solo manga per un target di bambini. Trovo importante aprire così questo articolo perché una definizione tanto superficiale che troviamo nel servizio de Le Iene, espressa a un pubblico vasto come quello che può esserci davanti alla tv, può portare davvero gravi conseguenze, soprattutto nei confronti dei più giovani.
Probabilmente il pubblico di lettori manga è per lo più composto da adulti, ma la fascia pre-adolescente e adolescente che legge manga è molto consistente, è importante, e se davvero si ha a cuore la protezione dei minori, una giornalista dovrebbe avere il buon senso di capire che dare notizie incomplete e false non solo non è professionale, ma pericoloso, perché oltre a creare allarmismo – in qualche modo – si incoraggiano forme di discriminazione e violenza, si incoraggia il bullismo. Se già per molti bulletti è divertente prendere in giro chi legge fumetti e guarda animazione, da oggi si sentirà ancor più forte nel sapere che se la sta prendendo con un tizio che legge pornografia e che potrebbe essere potenzialmente un pedofilo, perché questo sarà il messaggio che avrà recepito stando davanti alla tv e non avendo la minima idea di cosa sia un manga.
I manga non sono per tutti, ognuno ha una sua fascia di pubblico, storie diverse sono pubblicate a capitoli su riviste (settimanali o mensili) che sono appositamente pensate per un determinato pubblico, ergo esistono riviste per un target di pre-adolescenti maschi, riviste per adolescenti, riviste espressamente dedicate a ragazze adolescenti, riviste dedicate a un pubblico maturo, riviste per amanti dell’erotismo eterosessuale, riviste con erotismo omosessuale indirizzate alle ragazze, riviste gay e quanto più vogliate (non entro nel dettaglio o dovrei scrivere la storia dell’editoria dei manga) e queste serie diverse vengono poi raccolte in volumi, se si cercano riviste con contenuti pornografici è naturale trovare solo quelli.
Come vuole poi una famosa regola non scritta di internet per ogni cosa esistente vi è una versione pornografica, per tanto esistono lavori amatoriali (che possono essere illustrazioni, storie e manga) che sono al di fuori dell’editoria e che prendono personaggi esistenti da altri manga e diventano protagonisti di altri prodotti che possono avere carattere pornografico e si accostano alla pornografia originale (ovvero quella non tratta da altri manga) dando magari l’idea – a chi non conosce l’ambiente – che tutti i manga sono pornografia.
Il mondo della pornografia è bizzarro in qualsiasi parte del mondo, in Giappone tra pornografia vera e hentai (pornografia dedicata a personaggi fittizi) ci si può imbattere – anche involontariamente – in cose ancora più raccapriccianti o ridicole e scoprire che numerosi sono i feticismi, tra cui – nel genere hentai – spiccano il lolicon e shotacon, generi che vedono protagonisti personaggi che ancora non hanno raggiunto la pubertà. Non voglio mettermi a difendere dei generi che non gradisco e evito, dei generi che preferirei non esistessero, ma proprio per questo reagisco con maggiore disgusto nella facile banalizzazione che Le Iene ha suggerito: se leggi manga in fondo leggi pornografia, quindi anche lolicon e shotacon, quindi pedopornografia.
Dei disegni sono disegni, restano disegni, qualsiasi cosa ritraggano non sono realtà e non si può sovrapporre la realtà a una cosa del tutto libera da legami reali, d’evasione. Come si può dare un’età a un disegno e dargli una legalità? Non è un ragionamento sensato, quando giriamo per le gallerie d’arte e vediamo dei nudi di donna o uomo che apprezziamo, è probabile che i modelli fossero dei minorenni, in molti casi è certamente così, questo significa per caso apprezzare pedopornografia o apprezzare la cosa fine a se stessa senza legarla alla realtà? …eppure un modello ha certamente un legame diverso con un’opera rispetto a quello di un disegno fumettistico.
Il Giappone non è certamente l’Eden, non è il Paese delle Meraviglie o l’Isola che non c’è, come ogni Paese ha le sue problematiche, la sua cultura lontana e incomprensibile e tra queste c’è certamente il problema della pedofilia che è una questione seria, preoccupante, che dovrebbe esser estirpato da ogni parte del mondo, ma proprio perché si tratta di un tema davvero delicato ed importante che purtroppo ha milioni di vittime – tra passato e presente – mi sembra davvero indelicato e disturbante fare un’inchiesta simile, mischiando un’accozzaglia di elementi diversi, unirli, e tentare con forza di esprimere la tesi che la cultura giapponese tra manga, idols, scuole, giocattoli e locali promuove, accetta e lascia impunita la pedofilia, neanche il miglior servizio di Adam Kadmon è riuscito a fantasticare su complotti così perversi.
Chi la cultura giapponese la conosce bene, chi conosce bene manga e anime, chi conosce bene i giapponesi, chi conosce bene le realtà dei dōjinka (circoli di produzioni amatoriali) sa molto bene che la realtà non corrisponde a quella del Giappone mostrato dal servizio di Nadia Toffa, la quale spara numeri, spara sentenze, spara dati di fatto (inesistenti) senza che ci sia alcuna fonte e diffamando anche molte delle ragazze riprese velocemente nel servizio, come quelle riprese per strada vestite in cosplay (o da maid) perché accusate di prostituirsi quando è chiaro che lavoravano in un comunissimi café e stavano facendo solo pubblicità, mentre alcune erano semplici studentesse che – si vede – stavano passeggiando e telefonando per fatti loro. Personalmente ho trovato la cosa umiliante per quelle ragazze, anche per le idols (che probabilmente immaginavano di esser protagoniste di un servizio dedicato ai giovani talenti, poverine), immaginate che qualcuno vi riprenda mentre state lavorando in divisa e fa passare una cosa del tutto normale per prostituzione, cosa può esserci di più infamante? Ah sì, l’intervista al signore di 48 anni che dice di essere un fan di idols (probabilmente un otaku) e che per questo è un potenziale pedofilo.
Con questo articolo non voglio fare apologia di questioni gravissime, né tanto meno dire che generi come shotacon e lolicon sono belli e da proteggere o che scene di stupro in un manga sono giustificate, no, ma quel servizio mostra a tutti gli effetti una realtà distorta ed esasperata, iniziando da produzioni fittizie, dando allarmismi e banalizzazioni che – ripeto – sono pericolosi e diffamanti, perché si sono accostati elementi molto innocenti (e culturali) come leggere manga, vedere animazione, amare le idols, fare cosplay, lavorare nei maid café alle baby squillo (che ci sono in tutto il mondo!), a generi di nicchia, a feticismi di pochi, a passatempi per adulti, facendo passare il tutto per qualcosa di molto più grande di quello che effettivamente è, e con quale finalità? La finalità – visto che il servizio è italiano – sarà quella di creare ulteriore discriminazione verso chi è un appassionato di anime e manga, fa cosplay e – sì – si diletta con fanfictions o dōjinshi (non facciamo i puristi), per il semplice fatto che lo spettatore medio viene disinformato ed allarmato su queste realtà.
Detto questo però faccio i complimenti a Wikipedia per il suo fantastico Pesce d’Aprile! Sì, perché abbiamo senso dello humor.

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