GREAT TEACHER ONIZUKA (グレート ・ ティーチャー ・ オニヅカ)

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“Eikichi Onizuka. 22 anni. Celibe. Molto piacere!”
, ecco come si presenta il nostro protagonista scrivendo sulla lavagna G.T.O. (acronimo di Great Teacher Onizuka). Capelli tinti biondi, sigaretta alla bocca, orecchino, vestito degno di uno yakuza e se il passato potesse vedersi meglio, ci sarebbe scritto sulla fronte ex-mototeppista; nella regione di Shonan è una leggenda in quanto componente del duo Oni-Baku, coppia che terrorizzava la regione e riduceva in pezzi bande di altri teppisti.
Proprio lui, con la sua laurea dell’università Eurasia (università di quinta categoria), è lì nel prestigioso istituto privato Kissho (nell’anime Seirin, istituto realmente esistente) in qualità di docente di scienze sociali e con il difficile compito di essere l’insegnante responsabile della 4° sezione del 3° anno delle medie.
Le domande che sorgono sono due: perché un tipo del genere è lì? Perché gestire una classe delle medie dovrebbe esser difficile? Le due cose sono strettamente connesse. Quella classe è apparentemente tranquilla, non vi sono teppisti, solo ragazzi di buona famiglia dai voti altissimi, ma la sezione ha un lato diabolico nato dalla delusione verso i professori, che ha portato la quarta sezione a terrorizzare dozzine di insegnanti, alcuni scappati per aver riportato seri problemi psichici, mentre qualcun altro gira voce si sia suicidato. Onizuka non è un insegnante preparato, ma conosce la vita, ha saldi principi, un cuore d’oro, metodi ben poco ortodossi e una determinazione capace di realizzare l’impossibile. Ha scelto di diventare insegnante per potersi sposare una studentessa, ma entrando in contatto con gli studenti e le loro problematiche ha trovato il sogno per il suo futuro: rimanere unsemplice insegnante per tutta la vita.
11461Onizuka è la persona di cui quella classe ha bisogno, perché  lui non chiamerebbe mai “feccia” uno studente, è stato chiamato così a sua volta, è stato delusa a sua volta dagli insegnanti, ma proprio per questo lui vuole essere un insegnante GREAT, perché non vuole dimenticare la sua umanità, non vuole corrompere se stesso, lui vuole divertirsi con i suoi studenti, vuole regalar loro bei ricordi, fargli amare la scuola e la vita, perché diventare adulti non significa diventare dei corrotti, alcuni adulti lo sono, sì, ma per questo i ragazzi devono crescere e diventare adulti migliori.
Onizuka impara presto a sue spese che la 4° sezione dell’ultimo anno è un osso duro, ma proprio nel vedere la loro ostinazione lui sarà ancor più determinato nella sua missione: fargli amare la scuola.
Eikichi dorme nel sottotetto della scuola, è costretto a fare il bagno nei lavandini dei bagni degli studenti, non ha un’alimentazione sana, ha costantemente alla calcagna il Vicedirettore ossessionato con il licenziarlo, conquista l’odio di molti colleghi, finisce in guai legali, si ritrova a buttarsi dal tetto per salvare studenti che si lanciano per suicidarsi, è al centro di polemiche e malignità, si rompe le ossa, ma non demorde mai, nulla sembra possa abbatterlo, come una divinità o un Oni. E sarà proprio questo a creare intorno a lui un piccolo gruppo in espansione di studenti che saranno dalla sua parte, che ricorderanno come si sorride, come ci si diverte, e che lo aiuteranno anche, come lui ha aiutato loro, perché Eikichi è buono quanto ingenuo e chi vuole farlo fuori gioca d’astuzia.
G.T.O. diventa così molto più di un manga o un anime, diventa un espediente di denuncia verso un sistema corrotto e discriminatorio, che non si limita a denunciare mostrando il marcio, propone una soluzione offrendo un eroe che è destinato ad essere amato da chiunque (sfido a trovare qualcuno che non ha amato Onizuka!); Eikichi non vola nel cielo, non può lanciare onde energetiche, la sua unica arma è la sua umanità di cui lui sfrutta ogni risorsa, riesce a fare ciò che è considerato impossibile perché non mette paletti davanti a se, non si arrende a l’insuccesso, non si cura dell critiche, non si lascia scalfire da nulla perché il suo carburante è la passione verso la scuola, perché fare l’insegnante non è un lavoro che finisce quando suona il campanello, un professore ha dell responsabilità nei confronti degli studenti verso i quali deve essere amico. Questo è Eikichi, questo è G.T.O., una serie che mostra il negativo, che non si censura, ma che mostra anche come – citando De André – dal letame nascono fiori, non racconta dell’impossibile, ma di ciò che può essere reale, portando speranza in una realtà che sembra spacciata. gto_illust_04
Le tematiche trattate sono estremamente delicate, forti, di grande intensità drammatica, ma non mancano i momenti di puro divertimento, quanto non manca il nostro eroe ad intervenire, creando una storia che è un crescendo di adrenalina ed entusiasmo, che ti tiene col cuore in gola e gli occhi lucidi fino alla risoluzione di ogni arco, facendoti domandare cosa di nuovo accadrà, sorprendendo e così va avanti fino al finale sorprendente che non manca!
In mia opinione ogni vero appassionato di manga e anime ha il dovere di conoscere questa serie, di conoscerla per amarla e portare Onizuka con se nel cuore a ricordare che non si finisce mai di imparare e nulla è impossibile se davvero lo vuoi.

IL MANGA.

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Pubblicazione:  Kodansha (Giappone), Dynit (Italia).
Tankobon:  25 (concluso).
Tipologia: shōnen.
Genere: scolastico, slice of life, commedia, drammatico.

Al mio primo approccio col manga sono rimasta sorpresa, nonostante avessi visto prima l’anime. La mia sorpresa era per i disegni di Fujisawa, autore che avevo conosciuto con Get Becker e che non mi aveva convinto, non era riuscito esattamente ad entusiasmarmi, ma con in mano G.T.O. vedevo qualcosa di diverso, un autore distintamente migliore, dal tratto affascinante, sexy se vogliamo, maturo abbastanza da poter essere il tratto di un seinen.
Le tavole trasudano di passione, in perfetta armonia con lo spirito della storia, creano l’atmosfera adatta per esprimere ogni passaggio narrativo; più scure nei momenti di massima drammaticità e più luminose con l’intervento di Onizuka, lì dove il nostro professore insegna la sua lezione, un Onizuka mai messo in ombra, sempre chiaro e distinto, a dominare la scena,  a rappresentare la salvezza.
Nel manga la denuncia è più pesante, in particolare c’è molta più attenzione alla componente sessuale, sia da intendere come risveglio tipico dell’adolescenza, sia in forma di molestie; Onizuka è il pervertito simpatico, ma di pervertiti meschini ce ne sono tanti e Fujisawa insiste molto su ciò, come sperando che il disgusto vada oltre le sue tavole, come a richiamare la coscienza di chi legge, dicendo loro: “sono carine le adolescenti, tuttavia renditi conto che sono pur sempre delle ragazzine!”, perché nonostante ci siano affascinanti e sexy ragazze in questo manga, la maggior parte di esse sono delle studentesse (sottolineiamo delle Medie) e ne sono mostrate le frivolezze e l’ingenuità, persino delle ragazze più vili avversarie di Onizuka, la differenza tra loro e le donne adulte è ben marcata.
Il manga quindi è più esplicito, anche nel linguaggio, e forse ha un pochino più d’azione, Fujisawa infatti arricchisce le avventure scolastiche di Onizuka con diversi richiami al suo passato e ai personaggi legati alla sua vita da teppista, le cui vicende sono narrate nel primo manga del maestro,  Shonan Junai Gumi(a cui segue Bad Company) e le citazioni a quest’ultimo non dispiacciono certo, anche se più apprezzabili se si conosce l’opera; non è indispensabile leggere Shonan Junai Gumi per leggere G.T.O., tuttavia – essendoci delle citazioni – stimola a recuperare le serie antecedenti.
In sunto è un’opera dal disegno importante, godibilissima, più esplicita, ben collegata agli antefatti, fedele alla classica struttura narrativa dello shonen, ma secondo me debole nel finale che è ben diverso da quello dell’anime. Non voglio fare spoiler, dico solo che sarà così sorprendente da portare a deludere un pochino, perché penso che abbassi molto l’impatto delle sfide superate da Onizuka, ridimensionando la parte drammatica perché risulta quasi “esagerata” rispetto a quello che dovrebbe essere, ma allo stesso tempo porta maggiormente a riflettere sulla condizione adolescenziale. Ripeto, personalmente non ho apprezzato il nodo finale, lo considero sottotono rispetto all’intera opera (che è grandiosa!) e per tanto il finale è stato poco emozionante e il mio giudizio ne ha risentito portandomi a preferire l’anime.

Giudizio personale: 7.

L’ANIME.

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Studio d’animazione: Studio Pierrot.
Regia: Noriyuki Abe.
Sceneggiatura: Masashi Sogo.
Character design: Koichi Usami.
Main Cast: Wataru Takagi (Eikichi Onizuka), Yuuichi Nagashima (Hiroshi Uchiyamada), Yoshiko Okamoto (Direttrice Sakurai), Fumiko Orikasa (Azusa Fuyutsuki), Tomokazu Seki (Kunio Murai), Hikaru Midorikawa (Yoshito Kikuchi), Kotono Mitsuishi (Urumi Kanzaki), Junko Noda (Miyabi Aizawa), Ayako Kawasumi (Tomoko Nomura), Kousuke Okano (Noboru Yoshikawa), Akemi Okamura (Anko Ueahara), Isshin Chiba (Ryuji Danma).
Episodi: 43.
Origine: adattamento del manga di Toru Fujisawa.
Genere: azione, scolastico, slice of life, commedia, drammatico.

Non accade sempre, ma ogni tanto un adattamento anime – con piccole modifiche – può essere un prodotto perfino migliore della sua opera d’origine e in mia opinione G.T.O. è uno di questi.
Se vi aspettate animazioni da paura degne della Gainax, gelo subito gli entusiasmi: lo Studio Pierrot fa buone animazioni, vanta sequenze animate spettacolari, in particolare nelle opening c’è da rimanere senza fiato, però nel complesso l’anime ha quel diffuso problema di non render giustizia al character design in certi momenti di dinamismo, cosa però su cui si può chiudere un occhio se non si è pignoli, perché anche se richiama spesso a l’animazione dei primi anni ’90 (il che non deve essere interpretato come un elemento negativo) ha virtuosismi più contemporanei (con computer grafica) e lascia le eccellenze agli altri elementi che lo costituiscono.
Il character design di Koichi Usami (nome importante per la key animation, ma singolare per il character design) è piacevole, non superbo, ma nel complesso piacevole, dando il massimo nelle più assurde e deformed espressioni facciali Onizuka che superano quelle delle tavole e hanno notevole impatto nell’intrattenimento.
Le eccellenze di questa versione animata dunque si trovano legate ad altro, vale a dire all’ottimo lavoro di sceneggiatura di  Masashi Sogo (GANTZ, Fairy Tale, HunterXHunter, Prince of Tennis), coordinato dall’ottima regia di Noriyuki Abe (Bleach, Flame of Recca, Tokyo Mew Mew) che ha impreziosito il tutto con la colonna sonora indimenticabile di Yusuke Onma (Fushigi Yugi, Flame of Recca) sotto la direzione di Takashi Kodama (Rurouni Kenshin, Gravitation, ToHeart2 ) e per le opening son stati scelti niente di meno che L’Arc en Ciel e Porno Graffiti!
Questi tre potenti elementi, ben ponderati, regalano una storia di ampio respiro che induce a un trasporto emotivo non indifferente, così da rendere il tutto un crescendo d’entusiasmo e di emozione maggiori dal manga. Il messaggio di speranza, l’eroismo di Onizuka sono ancora più tangibili e spiccano in meravigliose scenografie urbane, e tra lacrime e sorrisi ci si differenzia dal manga con la storia fino ad arrivare al sorprendente ed emozionante finale del tutto in tono con lo spirito della storia e che mi porta a preferirlo nettamente al manga e a inserirlo tra i miei anime preferiti di sempre.

Giudizio personale: 9

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