Speciale Tōhō Project: storia di un successo

Molti davanti al nome Tōhō Project (東方 Project) impallidirebbero o commenterebbero con un “l’ho sentito nominare”, magari vedendo le immagini delle protagoniste aggiungerebbero “le conosco di vista”, eppure Tōhō è un videogame giapponese famosissimo e tra i più longevi, anzi, in patria è probabilmente il videogioco più famoso viste le dimensioni del fanbase e l’universo di gadget e lavori amatoriali che ruotano intorno al suo nome.
Non sentitevi mortificati però, nessuno può essere biasimato per non conoscere Tōhō, esso infatti non è mai stato commercializzato al di fuori del Giappone perché sembra che i nostri amici nipponici siano abbastanza gelosi di questo gioco, tanto da non permettere neanche ai gadget della serie di arrivare nei nostri mercati (se li trovate sono sicuramente non originali, che si tratti di figures, peluches o qualsiasi altra cosa), tuttavia anche al di fuori del Paese del Sol Levante ci sono tantissimi appassionati della serie – specialmente negli ultimi anni -, che hanno i giochi (originali o scaricati da internet) e che grazie a negozi on-line e commercianti che procurano su richiesta gadget dal Giappone, possono vantarsi di una bella collezione.
Adesso non solo gli appassionati di videogames (i cosiddetti gamers) vorranno conoscere questo gioco, ma anche semplici curiosi, almeno per cercare di capire perché questo Tōhō è un gioco che ha rubato il cuore di molti.

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IL GIOCO E LE SUE ORIGINI.

Per arrivare a parlare di Tōhō, bisogna almeno accennare ai famosi giochi shoot’em up, nati negli anni Sessanta e diventati i padroni delle sale giochi dagli anni Settanta, in particolare grazie alla nascita di Space Invaders (nel 1978) dove il giocatore si trovava a pilotare una nave spaziale con la quale doveva sparare al nemico alieno evitando i suoi attacchi.
Passando gli anni, si sa, i giochi diventano sempre più innovativi e creano tipologie simili tra loro, come quella a cui Tōhō si ricollega, ovvero il vertical shooting, detto anche danmaku shooters (da tradurre in: “cortina di proiettili”), giochi in cui ci si trova ad affrontare una spaventosa quantità di proiettili che devono essere evitati mentre si contrattacca il nemico e – tanto per complicare un po’ la vita al giocatore – l’occhio viene distratto/rapito da queste artificiose e colorate composizioni di proiettili, chiamate pattern, mentre l’orecchio è ipnotizzato e stordito dalle soundtracks.
Su questa semplice idea lo Shangai Team Alice ( composto da un solo membro, ZUN, e inizialmente da collaboratori ancora oggi ignoti ) nasce nel 1996 per PC-98 Tōhō Rei’iden ~ Highly Responsive to Prayers che, riscontrando un immediato successo, darà vita a una serie di giochi tutt’ora in corso.
Come il primo titolo viene creato per PC-98, anche i successivi quattro giochi (Story of Eastern Wonderland, Phantasmagoria of Dimensional Dream, Lotus Land Story e Mystic Square) vengono creati per PC-98. In questi primi cinque capitoli la grafica è molto semplice, come le soundtracks e la giocabilità stessa, ma con l’uscita nel 2002 di Tōhō 6: Embodiment of Scarlet Devil per Windows, la bellezza sia grafica che delle soundtracks fiorisce e con questo salto di qualità anche le difficoltà di gioco
. Tōhō trova il suo successo proprio grazie a questa cura nei dettagli grafici, nelle ambientazioni magiche, soundtracks piacevoli sfruttate poi per canzoni (su cui si trovano video amatoriali che fanno concorrenza a quelli dei Vocaloid) e – ciliegina sulla torta – un immenso cast quasi totalmente al femminile.
Ad oggi si è arrivati al quindicesimo capitolo (Legacy of Lunatic Kingdom), tuttavia non esistono solo quindici giochi, infatti sono stati realizzati in via ufficiale degli spin-off (alcuni in collaborazione con il Tasogare Frotier), senza contare giochi amatoriali non solo di tipo danmaku shooters, ma anche di altri generi come il picchiaduro, puzzle, platform ( in omaggio a Super Mario ), racing, RPG, card fighting, ecc.. uniti a una notevole quantità di flashgames e visual novel. Tutto ciò non sarebbe stato possibile se non ci fosse di base un’ambientazione affascinante e un validissimo ed intrigante cast, riuscito ad entrare nel cuore dei fans fino a dar vita a tutti questi prodotti amatoriali e non.

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Qui sopra vediamo la sacerdotessa Reimu, personaggio principale, contro la sacerdotessa Sanae affrontarsi in una modalità chiamata lunatic. Un nome un programma.

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Come potete leggere anche voi sopra questa è la modalità easy, anche se…

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…anche se non sembra, ma dobbiamo dargli fiducia, insomma… basta allenarsi.

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Perlomeno basta convincersi che non sia poi così complicato come sembra.

LA STORIA.

by 鶴亀@地獄

by 鶴亀@地獄

Vi è una regione in Giappone chiamata Gensokyo (terra delle illusioni), un posto magico che diviene luogo d’interesse per creature non umane chiamate yōkai (creature della mitologia giapponese, che noi in occidente adattiamo erroneamente in demoni e spiriti) e che a causa della loro elevata presenza, al fine di proteggere quel luogo sacro e gli esseri umani che vi abitavano, la sacerdotessa del tempio Hakurei, con i suoi poteri divini, vi crea una barriera e separa per sempre il Gensokyo dal Mondo Esterno.
Il progresso storico, le guerre, lo sviluppo, l’apertura con il mondo occidentale, il semplice proseguimento della storia, porta gli umani a dimenticarsi del Gensokyo, nel quale invece il tempo sembra essersi fermato al 1885, l’anno in cui fu creata la barriera che – per quanto potente – qualche yōkai di classe elevata può attraversare, mentre umani troppo vicini alla barriera possono esser risucchiati e non far ritorno.
Reimu Hakurei, attuale sacerdotessa dell’omonimo tempio, è l’indiscussa protagonista che ha per compito quello di proteggere il Gensokyo; per riuscire al meglio nel suo ruolo si allena per diventare più forte con l’aiuto di due sfere magiche: le sfere Ying e Yang ( conosciute anche come Hakurei Orbs ) che non sa però gestire del tutto. Alle Hakurei Orbs – dal quinto capitolo del gioco, Mystic Square – Reimu introduce delle carte particolari che possono liberare potenti incantesimi, le spellcards, che possono usare anche i semplici umani per poter affrontare gli yōkai con pari potenzialità.
Da queste semplici informazioni si può comprendere che Reimu sia una miko (sacerdotessa) molto potente che di certo non ha paura degli yōkai, anzi, loro riconoscono la sua forza e rispettano la sua autorità nel Gensokyo ed alcuni trovano persino piacevole la sua compagnia, infatti vi sono momenti in cui – tutti insieme – possono rilassarsi e far festa bevendo saké, di cui Reimu è ghiotta. Tra gli yōkai tra l’altro, Yukari Yakumo, la più potente di tutto il Gensokyo, ha fatto da mentore a Reimu, insegnandole ad incrementare il suo potere e a far fiorire le sue abilità, e più volte tra l’altro vediamo Yukari in battaglia al fianco di Reimu.
Come si è potuto quindi capire Reimu è forte ed ha carisma, senza fare niente in particolare riesce ad accattivarsi le simpatie degli yōkai stessi e ad averli come alleati, tuttavia sua compagna nella caccia agli yōkai e nella protezione del Gensokyo è Marisa Kirisame, un’umana con grandi abilità magiche, con la quale Reimu si scontra nel secondo gioco Story of Eastern Wonderland, perché aiutante dello spirito malefico Mima, ma dal capitolo successivo, diventa sua amica nonché coprotagonista della serie.

by 米っち

by 米っち

IL CAST.

Probabilmente il cast che compone Tōhō è quello in assoluto più numeroso nel mondo dei videogames e non solo, tra gli stessi appassionati a volte è difficile ricordare, parliamo di qualcosa come oltre un centinaio di personaggi tra umani, yōkai, servitori, maghe, vampire, fate e shikigami che cercano di rappresentare un po’ tutte le creature – e non – del folklore giapponese, non in forme spaventose, ma che siano più graziose possibili, perché – come già accennato-  a parte un personaggio maschile, di poca importanza per lo più, Tōhō ha un cast esclusivamente femminile, dal design moe, dal quale non ci si deve lasciar incantare in quanto l’aspetto inganna. Troviamo donne forti, ragazzine che amano ubriacarsi, lolite pericolose, qualche stereotipo che fa impazzire il pubblico maschile e che non guasta mai, ragazze viziose, signore carismatiche, servitrici super-efficienti e graziosissime ragazzine che aprendo bocca potrebbero far impallidire uno scaricatore di porto e che di femminile hanno solo gli abiti.
Elencarle tutte è impossibile, tra l’altro in ogni gioco – oltre all’abbondante cast che i giocatori già conoscono – vengono introdotti nuovi personaggi tramite degli “incidenti” – così chiamati dall’autore ZUN – che vanno ad animare la storia di base, per tanto punteremo i riflettori esclusivamente sulle due indiscusse protagoniste.

Reimu Hakurei.
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Vive su la montagna al confine della barriera che divide i due mondi, ed è lì che sorge il tempio Hakurei di cui lei è la sacerdotessa in carica, nonché colei che ha il dovere di mantenere la pace nel Gensokyo, ogni tanto minacciata da qualche incidente che si risolve grazie al suo intervento (o di lei e Marisa).
Reimu nei primi giochi non era molto forte, volava grazie all’aiuto della sua tartaruga Genji, era una bambina e anche il suo aspetto era differente da quello attuale: capelli e occhi viola con un’ordinaria veste da miko. Una volta arrivati al sesto capitolo della serie, Reimu è diventata un personaggio con una forza degna del ruolo che riveste e il suo aspetto è stato reso più piacevole e adulto, modificando il colore dei capelli in un castano scuro e gli occhi in rossi, personalizzando la tenuta da sacerdotessa in modo più grazioso.
Andando avanti con i capitoli dei giochi e uscendo materiale ad essi correlato, la personalità di Reimu è emersa sempre più, dandole così occasione di distinguersi e affermarsi.
Reimu, nonostante prenda seriamente il suo ruolo di “Legge” del Gensokyo, è molto pigra, ama oziare e stare da sola piuttosto che fare attività fisica o socializzare; ma è affascinante e ha una personalità ottimista, accomodante e abbastanza curiosa, pertanto ha sempre qualcuno intorno, specialmente Marisa – che si può definire la sua migliore amica – o Yukari Yakumo che – a seconda dei casi – o riveste il ruolo di mentore o si diverte semplicemente a stuzzicarla. Pochi personaggi le sono ostili, compresa la sacerdotessa Sanae Kochiya del tempio rivale, la quale si trova spesso a spalleggiare lei e Marisa. Chiunque però osi toccare le offerte del tempio Hakurei, di certo non sarà risparmiato da Reimu e dovrà vedersela con la sua ira; se Reimu ha infatti generalmente un temperamento pacato, è molto attaccata al denaro e orgogliosa, quindi se infastidita e colpita nei suoi punti deboli (purtroppo al tempio scarseggiano offerte) vedremo una Reimu ben diversa, dalla quale stare alla larga.
Quando alla fine di ogni “incidente” ritroviamo un clima allegro nel Gensokyo, essendo i suoi abitanti vivaci, e non si spreca l’occasione per far festa e stappare qualche bottiglia di saké e… Reimu non ci pensa due volte ad ubriacarsi e lasciarsi andare, comportamento inappropriato per una sacerdotessa dai poteri divini, ma -c ome ogni protagonista figa di ogni serie – lei può.

Marisa Kirisame.

La vediamo per la prima volta in Tōhō 2 ~Story Th14Marisaof Eastern Wonderland e si presenta come maga da occhi e capelli rossi con vestiti viola, aiutante dello spirito Mima, nonché potente boss. Dopo lo scontro con Reimu le due, nei capitoli successivi, diventano grandi amiche e Marisa viene riconosciuta ufficialmente come coprotagonista e ne viene rimodellato l’ aspetto: i capelli diventano biondi, gli occhi color ambra e, dal sesto capitolo, il suo vestito diventa nero.
Marisa pur avendo grandi abilità e poteri magici, non appartiene ad alcuna famiglia di maghi, è una semplice umana che da sola ha imparato le arti magiche diventando incredibilmente potente; non ha nulla da invidiare a maghi dalla nascita, come Patchouli Knowledge, o di classe yōkai  come Alice Margatroid e – come loro – passa molto tempo isolata nella sua casetta nella Foresta della Magia, studiando le arti magiche e facendo esperimenti.
La sua vivace ed eccentrica personalità però la porta sempre a cavalcare la sua scopa in saggina e ad andare a trovare la vicina Alice, la cara amica Reimu, l’amico Rinnosuke Morichika e le signorine della Scarlett Devil Mansion per la loro enorme libreria, la cui collezione in presenza di Marisa è minacciata perché, sì, la graziosa maghetta ha il brutto vizio di “prendere in prestito” qualsiasi cosa susciti il suo interesse e che promette verrà restituita… solo alla sua morte.
Sfidarla non è molto saggio, Marisa usa una magia legata agli astri ed ha un potenziatore per la sua magia conosciuto come Hakkero; esso è in grado di copiare le mosse avversarie potenziandole e – ciliegina sulla torta – la sua spellcard più famosa, l’incantesimo Master Spark, può essere letale (ed essa è raccolta come le altre spellcard nel Grimorio di Marisa, libro di incantesimi redatto da lei). Risulta dunque chiaro che è la degna compagna di Reimu nella caccia agli yōkai, lavoro che fa part-time in quanto ufficialmente ha un negozio di magia.
Apprendiamo così che Marisa non è dolce come il suo grazioso aspetto lascia ad intendere, ha molti difetti, è egocentrica e se apre bocca esce fuori il maschiaccio che è in lei; in ogni frase infatti – dopo il verbo – aggiunge uno “ze” non traducibile nella nostra lingua, ma che in giapponese è molto irriverente e per lo più maschile. La sua personalità, accompagnata al suo modo di agire, potrebbe essere il fattore che vede il suo personaggio come un surrogato maschile e polo d’attrazione per le altre ragazze di Tōhō, ma ciò è per lo più limitato al fandom, ai lavori amatoriali, anche se ZUN – con il suo silenzio e piccole hints – incoraggia i lavori amatoriali, caratterizzazioni e relazioni come viste dal fandom.
Vi è una linea davvero sottile tra canon e fanon per quanto riguarda questo universo, vediamo così Marisa spesso come elemento scatenante di triangoli sentimentali (o harem) in cui è contesa per lo più da Reimu, Alice e Patchouli, in quanto sono i personaggi con cui ha un legame più stretto. Forse è per il suo ruolo nel fandom o per la sua natura, non è chiaro, ma Marisa risulta essere il personaggio più popolare e amato di Tōhō.

OLTRE IL GIOCO.

Una serie di tanto successo non poteva rimanere solo un videogame, così le simpatiche e graziose creature – chiamiamole così – del Gensokyo hanno preso forma su carta per mano di vari artisti, sempre sotto la supervisione o con la partecipazione di ZUN, dando vita ad eleganti – ma anche simpatici – official fanbook a tema, dando modo al pubblico di conoscere meglio i personaggi (libri/artbook come Bohemian Archive in Japanese Red o Symposium of Post-Mysticism sono incentrati sui personaggi e contengono curiosità su di loro) oppure venendo loro incontro con le difficoltà del gioco, come nel caso de Il grimorio di Marisa che è probabilmente il più famoso di questi fanbook, in quanto è la raccolta ufficiale delle spellcards, accompagnata dalle simpatiche annotazioni di Marisa sui poteri delle carte e i loro effetti.
Per quanto interessanti siano questi libri e gradevoli all’occhio, i giapponesi  hanno un debole per le vignette e così anche Tōhō ha avuto le sue serie manga; centinaia di essi sono solo dōjinshi, ma esistono ben quattro serie manga ufficiali, tutte scritte da ZUN in persona.
Tōhō Sangetsussei è il primo progetto manga, che ha vita nel Maggio 2005 tra le pagine di MediaMix Game Magazine con l’uscita di Eastern and Little Nature Deity, storia che prende vita grazie alla mano di Nemu Matsukura che per ragioni di salute  ha abbandonato il progetto continuato da Makoto Hirasaka (noto è per i fans il suo circolo dōjinshi, Clash House) che darà alla luce i volumi successivi: Strange and Bright Nature Deity e Oriental Sacred Place. Nel Giugno 2007 sulla rivista Comic Rex viene pubblicato Silent Sinner in Blue, grazie alla collaborazione di Zun con Aki★Eda, dando vita alla serie Tōhō Bōgetsushou, serie di manga legati alle creature della Luna, storie a se stanti, che vedono la mano di diversi autori, ma tutte interconnesse tra loro da questa particolarità. Concluso il progetto Bōgetsushou, nel 2009, l’anno dopo vediamo un nuovo manga della serie di Tōhō approdare sulla rivista Chara☆Mel Febri: Wild and Horned Hermit, in cui facciamo la conoscenza di un nuovo personaggio, Kasen Ibaraki, ragazza di natura sconosciuta, le cui avventure prendono vita grazie ai disegni di Aya Azuma.
Altra pubblicazione nata nel ottobre 2012, pubblicato su Comp Ace (rivista della Kadokawa) è Tōhō Suzunaan ~ Forbidden Scrollery, sceneggiato da ZUN e illustrato da Moe Harulawa, che vede protagonista un particolare libro proveniente dal mondo umano e un nuovo personaggio, la collezionista Kosuzu Motoori.
Menzione speciale tra queste produzioni editoriali, va a data al libro Touhou Kourindou ~ Curiosities of Lotus Asia, che raccoglie diverse storie (ventisette capitoli in tutto) scritte da ZUN, ognuna di tre/quattro pagine, accompagnate dalle illustrazioni di Genji Asai. Tale storia vede protagonista Rinnosuke Morichika, proprietario del negozio Kōrindou, e le sue clienti: le amiche Reimu e Marisa su tutte.
Illustrare le avventure di Reimu, Marisa e compagne non è sembrato abbastanza, così molti prodotti editoriali sono usciti accompagnati cd musicali che facessero da colonna sonora al cartaceo e il Team Shangai Alice (ovvero sempre ZUN con qualche collaboratore occasionale) sa far musica, per questo vi è una ricchissima produzione di original soundtrack e character songs.
Di certo però, c’è da dire, le vere perle dell’universo Tōhō fuori dai giochi non sono questi prodotti, piuttosto i lavori amatoriali.

POTERE AL FANDOM.


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ZUN è ancora oggi restio da ammettere d’aver creato una serie, il suo progetto iniziale era sicuramente modesto all’inizio e non sperava il successo che è stato; i fans nipponici quando adorano qualcosa e iniziano ad innamorarsi dei personaggi sono spinti ad andare oltre e separare i loro idoli dall’opera canonica, il prodotto originale, per farli vivere su altre dimensioni.
Il Team Shangai Alice si è reso conto probabilmente che questo amore dei fans poteva essere la chiave per un ulteriore successo, una vera e propria fortuna, quindi ZUN ha saggiamente preferito donare al fandom il suo Gensokyo piuttosto che farlo finire tra le mani di qualche Major. Gesto più benevolo – ma anche furbo – ZUN non poteva farlo, visto quello che sono diventate le sue creature oggi.
C’è un’abbondante fascia di amanti di Tōhō che non ha mai giocato – o si è mai interessata – ai giochi ufficiali; questo è possibile proprio grazie ai circoli amatoriali che hanno dato vita a giochi di tutt’altra natura (di cui è stato fatto accenno sopra), hanno creato drama-cd, creato canzoni partendo dalle OST, accompagnati da video intriganti e che narrassero piccole avventure, diffuse poi – come per Vocaloid – su NicoNico Douga (d’obbligo menzionare e invitare all’ascolto dei brani creati dai  IOSYS, EastNewSound, SOUNDHOLIC, Alstroemeria Records e COOL&CREATE ); infine i circoli di dōjinshi hanno voluto creare altre avventure a fumetti, il più grande successo si è ottenuto – senza discutere – con le dōjinshi shōjo-ai/yuri, concretizzando molte fantasie dei fans. Tutt’oggi Tōhō è tra le serie col maggior numero di manga amatoriali e – ad ogni comiket – sono protagonisti e fanno grandi incassi.
In quest’universo di fantasiose e simpatiche creazioni, di cui il pubblico è ghiotto, convengono tutti sul fatto che i prodotti amatoriali più notevoli sono gli anime. ZUN non ha mai concesso a nessuno studio d’animazione di poter trasformare la sua serie in anime, quindi il fandom s’è rimboccato le maniche e ha iniziato a lavorare a tre progetti d’animazione, molto diversi tra loro eppur notevoli. Il gruppo dōjinka SOUNDHOLIC nel 2007 rilascia il suo primo ONA (Original Net Anime) Tōhō Project Side Story: Hoshi no Kioku. Nel 2009 invece il gruppo dōjinka MAIKAZE produce il primo episodio di Musō Kakyō: A Summer Day’s Dream, di qualità migliore rispetto al precedente anime e con notevoli scenografie e un ottimo cast vocale, tuttavia è un progetto molto lento, quindi passano gli anni prima che esca il secondo episodio. Nel 2011 però che il pubblico si meraviglia di fronte al lavoro del gruppo Fantasy Kaleidoscope con il suo Tōhō Gensō Mangekyō ~The Memories of Phantasm  e il fandom rimane senza parole in quanto questo ONA ha un character design, delle animazioni, degli sfondi e soundtracks così belli che potrebbero metter in imbarazzo veri studi d’animazione.
Cos’altro ci riserverà il mercato ufficiale ed amatoriale legato al Tōhō Project non si sa, ciò che è certo è che non ha alcuna intenzione di fermarsi, basta vedere la produzione di dōjinshi, i trailer degli ONA ed entrare in un negozio online e vedere i preordini per figures prodotte da case come Griffon Enterprises o Ques Q.
Chissà che un giorno ZUN non voglia vedere un vero studio d’animazione dar vita alle sue eroine, per ora sembra piuttosto improbabile, soprattutto perché è un gioco che nasce arcade (per sale giochi) e gran parte del fandom non vuole vedere animato, ma non è mai troppo tardi per ripensamenti e sorprese.

Giochi ( con relativi spin-off ) ufficiali.

  • Tōhō 1 – Highly Responsive to Prayers (  per PC-98, 1996 ).
  • Tōhō 2 – Story of Eastern Wonderland ( per PC-98, 1997 ).
  • Tōhō 3 – Phantasmagoria of Dimensional Dream ( per PC-98, 1997 ).
  • Tōhō 4 – Lotus Land Story ( per PC-98, 1998 ).
  • Tōhō 5 – Mystic Square ( per PC-98, 1998 ).
  • Tōhō 6 – Embodiment of Scarlet Devil ( 2002, da questo capitolo, diventano tutti giocabili per Windows ).
  • Tōhō 7 – Perfect Cherry Blossom ( 2003 ).
  • Tōhō 7.5 – Immaterial and Missing Power ( 2004 ).
  • Tōhō 8 – Imperishable Night ( 2004 ).
  • Tōhō 9 – Phantasmagoria of Flower View ( 2005 ).
  • Tōhō 9.5 – Shoot the Bullet ( 2005 ).
  • Tōhō 10 – Mountain of Faith ( 2007 ).
  • Tōhō 10.5 – Scarlet Weather Rhapsody ( 2008 ).
  • Tōhō 11 – Subterranean Animism ( 2008 ).
  • Tōhō 12 – Undefined Fantastic Object ( 2009 ).
  • Tōhō 12.3 – Hisoutensoku ( 2009 ).
  • Tōhō 12.5 – Double Spoiler ( 2010 ).
  • Tōhō 12.8 – Fairy Wars ( 2010 ).
  • Tōhō 13 – Ten Desires ( 2011 ).
  • Tōhō 13.5 – Hopeless Masquerade ( 2012 ).
  • Tōhō 14 – Double Dealing Character ( 20 13 ).
  • Tōhō 14.3 – Impossible Spell Card (2014).
  • Tōhō 15 – Legacy of Lunatic Kingdom (2015).

 

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