Mahō Shōjo Madoka★Magica (魔法少女まどか★マギカ, SHAFT)

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Studio d’animazione:
SHAFT.
Regia: Akiyuki Shinbo.
Sceneggiatura: Gen Urobuchi.
Character Design: Ume Aoki (original), Takahiro Kishida.
Main Cast: Aoi Yuki( Madoka Kaname), Chiwa Saito (Homura Akemi), Eri Kitamura (Sayaka Miki), Ai Nonaka (Kyoko Sakura), Kaori Mizuhashi (Mami Tomoe), Emiri Katō (Kyuubey).
Episodi: 12.
Origine: anime originale.
Genere: horror, mahō shōjo, thriller, psicologico, sovrannaturale, drammatico, azione.

Mahou-Shoujo-Madoka-Magica-Special-CD-1-Memories-of-You-mahou-shoujo-madoka-magica-21606556-1881-2560Un sipario che si apre. Un countdown. Madoka Kaname corre, sale svelta scale su scale, con affanno. Perché sta correndo? Verso cosa? Il suo destino, forse?
Apre una porta e si apre sulla fine del mondo. La città è totalmente distrutta, una creatura mostruosa vola in un cielo oscuro, continua a distruggere usando le macerie come armi, palazzi che solleva e lancia verso l’unica minuta avversaria, una ragazzina, proprio come Madoka. È una realtà spaventosa, terribile, ma un esserino bianco compare vicino a Madoka e le da speranza, ancora nulla è perduto, lei può cambiare quello scenario se diventerà una maga.
Madoka riapre gli occhi ed è nella sua colorata cameretta, nella sua bella casa, dove vive con una famiglia amorevole composta da un padre casalingo, una madre lavoratrice e il fratellino Tatsuya. Insomma, Madoka è una quattordicenne cresciuta in un ambiente sano ed amorevole, una ragazzina buona e modesta, tanto da aver timore che i nastrini rossi che porta ai capelli possano essere troppo vistosi. È adorabile, come la considera la sua migliore amica di sempre Sayaka Miki che – sempre in vena di scherzi – le promette un giorno sarà sua moglie.
A scuola, quella mattina, non si aspettano di scoprire che nella loro classe vi è una nuova studentessa, Homura Akemi, una ragazza bella e dallo sguardo glaciale che punta su Madoka che è colei che rimane più sorpresa dalla nuova trasferita: l’affascinante Homura è la ragazza del suo sogno!
Poche ore dopo Homura sembra non sentirsi bene e chiede di essere accompagnata in infermeria dall’addetta a quel ruolo di accompagno, Madoka, la quale è timorosa di Homura, che la sorprende ancora con le seguenti parole: “Madoka Kaname, tu pensi che la tua vita sia qualcosa di prezioso, qualcosa da difendere? Ti stanno tanto a cuore la famiglia e i tuoi amici?”, è ovvia la risposta per Madoka, ma Homura ci tiene a darle un consiglio: “allora non pensare mai di essere una persona diversa da quella che sei adesso”, parole dure e che sembrano suonare quasi come una minaccia.
Dopo la scuola Madoka confessa a Sayaka e all’amica altolocata Hitomi i suoi timori riguardo la nuova studentessa, racconta di averla vista in un sogno la notte prima, parole che risultano assurde e sulle quali ridono le due amiche, ma quando Hitomi – per seguire le sue lezioni private – lascia Madoka e Sayaka l’assurdo diventa reale. Mentre le due migliori amiche infatti si recano a un negozio di musica, improvvisamente Madoka sente una voce nella sua testa, una voce che le chiede aiuto e dalla quale corre subito, dimentica di Sayaka, in un’area abbandonata e pericolosa. Lì Madoka trova uno strano animaletto bianco, ferito gravemente, che le chiede aiuto e Madoka è pronta a soccorrerlo e rimane di sasso quando scopre che la creaturina sta fuggendo da Homura la quale – in una strana uniforme ed armata di pistola – le intima di lasciarlo a lei, ma accorre in aiuto Sayaka che scappa con Madoka e l’animaletto, sorpresa del fatto che esso sia strano e che soprattutto parli. Entrambe non hanno tempo per discuterne però, intorno a loro l’ambiente cambia, diventa labirintico, strane creature armate di forbici le circondano e le due rimangono pietrificate dal terrore, incredule, perché quello non può che essere un incubo. Quando tutto sembra volto a finire in modo tragico, una presenza confortante si avvicina, con la voce calda e gentile le rassicura: non devono temere più nulla. Così una bellissima ragazza, con la loro stessa uniforme scolastica, si trasforma davanti a loro e con dei fucili fa fuggire via il nemico ed invita Homura Akemi – che intanto le ha raggiunte – di seguire l’entità e non importunare le due ragazze e l’animaletto. La salvatrice di Madoka e Sayaka si chiama Mami Tomoe, è di un anno più grande di loro  ed è una maga, mentre l’animaletto è il suo caro amico Kyuubey che – una volta curato con la magia – ringrazia Madoka e Sayaka, dicendo loro se vuole stipulare un contratto con loro.15b0f96fefcba8e191bf0505131788ee.image.500x341
Nell’accogliente casa Tomoe, dove Mami vive sola, davanti a una fumante tazza di tè, Mami racconta a loro quello che nessuno sa: le cause di incidenti inspiegabili, catastrofi, suicidi, misteriose scomparse e altri terribili eventi sono le streghe e i loro aiutanti, creature non umane che le maghe combattono e che solo loro possono vedere, non gli altri esseri umani che – ogni tanto – possono accidentalmente entrare nelle loro barriere (veri e propri mondi che riflettono la natura di ogni singola strega) e finiscono per essere uccisi da esse non lasciando più traccia nel mondo reale. Essere una maga quindi non è facile, è un compito duro e pericoloso, nel quale si mette a rischio la propria vita, ma un prezzo anche giusto in quanto si diventa tali dopo aver stipulato un contratto con Kyuubey, il quale garantisce l’avverarsi di un qualsiasi desiderio, anche un miracolo. Esaudito il desiderio Kyuubey dona alla ragazza che lo ha espresso – oltre alla magia – una Soul Gem, una gemma importante che permette loro di trasformarsi e dalla quale dipende la forza magica, ma la quale ha bisogno di essere purificata costantemente mediante i Grief Seed, uova di strega, rilasciati dopo l’abbattimento di una strega che catturano le impurità del consumo della gemma, facendola tornare limpida e dando essa piena forza magica.
Inutile dire che Madoka e Sayaka rimangono colpite da Mami, da quello che vien loro raccontato, tutto sembra così fiabesco, surreale… nell’ombra c’è chi combatte per proteggere l’umanità e nessuno lo sa, anche se non tutte le maghe combattono per motivi altruistici, c’è competizione, e questo probabilmente spiega la natura di Homura Akemi e le sue intimazioni. Mami però è una paladina della giustizia, una senpai che prende sotto la sua protezione le due amiche per mostrar loro cosa significa esser delle maghe, cosa dovranno affrontare se vorranno stipulare il contratto con Kyuubey e, intanto, pensare a un desiderio tanto importante che valga il gravoso compito di diventare una puella magi.
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Così inizia l’anime rivoluzionario creato dal Magica Quartet, gruppo formato dallo sceneggiatore di capolavori Gen Urobuchi, il superbo regista della SHAFT Akiyuki Shinbo, l’eccellente produzione Aniplex e il grazioso character design di Ume Aoki.
L’opera ha tutte le caratteristiche del popolare genere mahō shōjo: una protagonista ingenua e dal cuore d’oro, un animaletto che può donare dei poteri, trasformazioni con outfit da combattimento, dei nemici da combattere, una minaccia ignota e delle amiche con cui condividere questa avventura magica. Chi non è mai stato affascinato da queste premesse? Da Mahōtsukai Sally a Tokimeki tonight, da Himitsu no Akko-chan a Mahō no tenshi Creamy Mami, da Cutey Honey a Sailor Moon fino a titoli più recenti come Card Captor Sakura, Ojamajo Doremi, Tokyo MewMew, Pretty CureMahō shōjo Lyrical Nanoha (firmato sempre da Akiyuki Shinbo) il genere mahō shōjo ha affascinato e cresciuto generazioni, trasformandosi nel tempo, ma senza perdere le sue caratteristiche principali, senza perdere i colori, le trasformazioni, gli animaletti, la magia… cos’ha in più Mahō Shōjo Madoka★Magica? Cos’ha di rivoluzionario? Perché?
Ogni titolo del genere è sicuramente diverso, aggiornato, con i suoi drammi e scene che fanno versare lacrime, ma contestare che Mahō Shōjo Madoka★Magica non sia un titolo originale perché anche altre serie dello stesso genere hanno elementi drammatici e atmosfere dark, è fondamentalmente fare una critica sterile, forzando il proprio punto di vista critica e facendoci anche una magra figura, poiché si rivela di non aver compreso l’opera e il motivo per cui Madoka Magica è il Neon Genesis Evangelion del genere  mahō shōjo. L’originalità che ha portato questa serie al successo, è dovuta al fatto che è un’opera di decostruzione del genere mahō shōjo, azione che viene confusa con l’essere il suo contrario; per capire dunque le intenzioni dell’opera bisogna capire cos’è la decostruzione.  Decostruzione significa scomporre, prendere i singoli elementi che formano qualcosa, in questo caso il mahō shōjo, analizzarli, interrogarsi sul perché dell’esistenza di questi elementi, fare una riflessione e una ricerca storica e filosofica intorno ad essi, analizzare a ritroso la sua trasformazione, trovando le ombre, quello che è stato dimenticato, fino ad avere un’idea chiara della sua natura e poterla usare al fine di creare una forma che dia un’idea del genere interessato tramite l’antitesi di esso; se il mahō shōjo dunque è un’opera che tra i suoi elementi ha la magia, è stata fatta una ricerca storico-filosofica attraverso il tema della magia nell’animazione, quanto nell’immaginario filmico e letterario, fino alle origini del concetto nella realtà, la sua presenza in rapporto alla storia che ha origini preistoriche e precedenti a qualsiasi concezione di sacro e a qualsiasi movimento religioso; con i risultati di questa ricerca si è così voluto parlare di magia pulita dalla nostra concezione di essa, mettendola in una luce diversa, come è successo per tutti gli altri elementi che costituiscono il genere e che poi sono stati legati a loro, in modo gerarchico, per poter costruire un nuovo discorso. 024161
Così Madoka Magica ha inevitabilmente somiglianze con altre opere, ma non nasce con le stesse intenzioni, le altre opere non hanno avuto alcun tipo di lavoro di decostruzione e questo non è a loro demerito, piuttosto ne sottolinea la totale differenza e il motivo per cui Madoka Magica è definito rivoluzionario. Il tema della magia in Madoka Magica così si riallaccia alle sue antiche origini sacrali, divine, strettamente legate alla religione che solo secoli e secoli dopo, sotto la critica religiosa cristiana, si separa e diventa nemica e controparte malvagia della potenza divina. Si potrebbe quasi considerare l’intero anime una sorta di scrittura religiosa secondo la visione di Urobuchi.
La magia non vive alla luce del sole, anche di giorno si rifugia nell’ombra, alla luce del giorno piuttosto c’è un mondo senza speranza, una vita apparentemente serena che tra frivolezze e drammi cammina verso la distruzione, una distruzione di origine misteriosa e pronta a spazzar via risate, batticuori, lacrime, amicizie, incomprensioni, problemi… qualsiasi cosa di umano viva al mondo, un mondo che ha dimenticato di credere in se stesso, nelle generazioni future e in qualcosa più grande di esso. Protagoniste fisiche non a caso sono delle adolescenti, si tocca il nervo scoperto dell’umano, quello più sensibile ai temi etici, alle piccole cose, che vive con intensità ogni minuto e ogni situazione; c’è del valore umano nel bere un tè insieme e c’è tragedia davanti alle incomprensioni, tutto si può drammatizzare per una ragazza adolescente che è cieca di fronte alla razionalità e vive dominata dai bisogni del proprio ego, persino lì dove vuole essere altruista, dietro quel altruismo c’è egoismo, pronto a venire a galla una volta che la realtà delude le speranze di un miracolo.
Questa storia che episodio dopo episodio si trasforma e dimentica la luce, anche visivamente parlando, probabilmente non riuscirebbe a giocare tanto bene con l’emotività dello spettatore se non avesse il giusto supporto tecnico. La regia di Akiyuki Shinbo ( Sayonara, Zetsubou-SenseiBakemonogatari) è curatissima ed intelligente, trova una grande affinità con Urobuchi, ad entrambi piace giocare con l’intelligenza del pubblico e lasciano parlare quasi più le inquadrature che il copione; nella messa in scena troviamo indizi e curiosità, tutte con un significato più o meno importante nella storia, persino i graffiti sui muri raccontano storie, svelano particolari sui personaggi, sui rapporti… l’ego delle ragazze è onnipresente, plasmato nella realtà di ogni scena, raffigurato, musicato dalla grande Yuki Kajiura (di cui è la colonna sonora), trasformato negli scenari di pura animazione sperimentale dell’artista Inu Carry della SHAFT e volto ad ingannare lo spettatore più ingenuo (anche con il character design di Ume Aoki) che è quello su cui si testa l’efficacia della messa in scena, gli elementi filmici quanto quelli prefilmici sono tutti indirizzati a trascinare lo spettatore, farlo respirare nel angst, disturbandolo con atmosfere claustrofobiche. Lì dove la magia è privata dei suoi intenti più rosei, l’elemento sovrannaturale diventa un angosciante mistero, diventa un thriller e così Madoka Magica si rivela prima di tutto un horror, una storia dell’orrore mirata a suggestionare con la psicologia rapportata alla realtà e non con teatrali scene di omicidi o tortura che facilmente accattivano il pubblico.

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A conclusione di questa recensione mi rendo conto che il mio mare di parole può creare delle aspettative e alte aspettative possono rovinare persino i capolavori, ma nel mio mare di parole c’è un analisi che vuole portare consapevolezza di quello che si vede e di non guardare questo anime se si vuole farlo perché è famoso, o perché c’è un forte subtext yuri o per il semplice gusto di criticarlo; è un’opera che va vista usando la testa e poi rivista (anche più volte) ragionando su quel che si vede, senza mai avere un calo dell’attenzione (anche se non credo sia possibile averlo) e partecipando con empatia agli sviluppi, partecipando come Madoka che – pur essendo la protagonista – è quasi totalmente spettatrice di ciò che vede (non per caso).
Quando ho visto questo anime non avevo aspettative, anzi, ero pronta ad esserne delusa, ma così non è stato ed è diventato il mio anime preferito a pari merito della serie 2003 di FullMetal Alchemist e l’ho amato così tanto per infiniti motivi, ma più di tutti perché è una storia d’amore vero, non nel senso romantico del termine, l’amore messo in scena in questo anime è il tipo d’amore che ne comprende qualsiasi forma e una più alta, incondizionata, libera da qualsiasi egoismo, un amore che è difficile per una persona qualsiasi provare o comprendere e per questo è difficile parlarne o tentare di spiegare, posso solo che invitarvi a vedere l’anime per capirlo e sperare che il suo messaggio vi raggiunga.

Giudizio personale: 10.

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