Osomatsu-san (おそ松さん, Studio Pierrot)

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Studio d’animazione: Studio Pierrot.
Regia: Yoichi Fujita.
Sceneggiatura: Shū Matsubara.
Character design: Naoyuki Asano.
Main Cast: Takahiro Sakurai (Osomatsu Matsuno), Yuuichi Nakamura (Karamatsu Matsuno), Hiroshi Kamiya (Choromatsu Matsuno), Jun Fukuyama (Ichimatsu Matsuno), Daisuke Ono (Jūshimatsu Matsuno), Miyu Irino (Todomatsu Matsuno), Kenichi Suzumura (Iyami), Aya Endo (Totoko), Sachi Kokuryu  (Chibita), Momoko Saito (Hatabō), Youji Ueda (Dekapan), Nobuo Tobita (Dayōn), Kujira (Matsuyo Matsuno), Kazuhiko Inoue (Matsuzou Matsuno).
Episodi: 12 (prima stagione).
Origine: sequel originale dell’adattamento anime del manga Osomatsu-kun di Fujio Akatsuka.
Genere: commedia, slice of life.

55653a50188fd44f2f28d1da959cf3631446695791_fullFujio Akatsuka ha intrattenuto e divertito dal 1962 al 1969 piccoli e grandi sulle pagine di Shōnen Sunday con il manga Osomatsu-kun (おそ松くん), commedia slice of life che vede protagonisti sei pestiferi gemelli, le cui avventure hanno portato il manga a vincere nel 1964 il decimo Shogakukan Manga Award.
Il successo porta lo Studio Pierrot a fare un adattamento anime di 66 episodi nel 1966, per la regia di Akira Shigino (Nanako SOSMahō no idol pastel Yumi, in Italia conosciuta come Sandy dai mille colori) e sceneggiata da Hiroyuki Hoshiyama (Muteki Kōjin Daitarn 3Muteki Robo Trider G7); l’anime – in bianco e nero – amplifica il prestigio della serie che fa storia nel mondo dell’animazione giapponese, radicandosi nella sua cultura popolare.
Nel 1988 lo Studio Pierrot decide di ripescare la serie, non proponendo però una semplice versione a colori, tutta la serie viene riadattata da Hoshiyama che rende protagonisti il truffatore Iyami e il buon Chibita, lasciando l’animazione sempre sotto la direzione di Shigino. Questa seconda serie però non riscontra lo stesso successo della prima: il panorama dell’animazione è notevolmente cambiato, come stile e come contenuti, tra City HunterYoroiden Samurai Troopers, Dragon BallRanma ½, Patlabor e i successi cinematografici di Tonari no Totoro e Akira, Osomatsu-kun è quasi un pesce fuor d’acqua, ma non un fallimento, visto che la messa in onda continua fino al 1989.
Ad oggi, con un pubblico forse più sensibile alla commedia slice of life, questa serie è stata rispolverata in occasione dell’ottantesimo anniversario della nascita del maestro Akatsuka, scomparso nel 2008. Per noi occidentali un sequel estemporaneo (che può esser visto da chiunque non conosca la serie originale) è superfluo, ma in Giappone questa serie è stata importante a molti livelli, culturali quanto economici, visto che in Giappone la parodia è ancora oggi vietata e censurata; Osomatsu-kun è stata una delle prime (e pochissime) serie che ha tentato la via della commedia scomoda, scontrandosi con la censura, aiutando il Paese ad essere un po’ più liberale, facendolo ridere per quei contenuti che oggi noi consideriamo stupidi (e che non fanno ridere), ma che all’epoca erano assolutamente scandalosi. Riguardo al lato economico, Osomatsu-kun (e Tensai Bakabon, altra opera di Fujio Akatsuka) ha fatto la fortuna della rivista Shōnen Sunday quindi, si può anche dire, che se abbiamo avuto capolavori firmati da Mitsuro Adachi e Rumiko Takahashi, un po’ è anche grazie al successo di Osomatsu-kun (senza togliere il merito anche ai capolavori di Osamu Tezuka).

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Lo Studio Pierrot così, ha voluto rischiare proponendo Osomatsu-kun come Osomatsu-san, annunciando già dal titolo una crescita formale e contenutistica: i gemelli Matsuno sono così diventati adulti, ma non rispettabili uomini, piuttosto dei NEET che vivono felicemente il degrado della cultura del consumismo.
Anche la commedia così evolve, assumendo un carattere tra il parodistico e il satirico, saltando dalla comicità più volgare a parodie raffinate ricche di sottotesti; nulla di eclatante per noi occidentali abituati a South Park e The Simpson, ma in Giappone non c’è una legislazione che distingua la parodia dal plagio (che sono dunque messe sullo stesso piano), non c’è una legge articolata che consente di fare citazioni da altre opere i cui diritti sono di altre imprese, per questo un anime come Osomatsu-san diventa materia che scotta, un prodotto coraggioso e rivoluzionario.
Con il primo episodio l’ondata di originalità già elettrizza: lo show apre in bianco in nero, con il character design del primo anime e inizia con scambi di battute che solo nell’era Shōwa (dal 25 dicembre 1926 al 7 gennaio 1989) potevano risultare divertenti e Choromatsu (il terzo gemello) inizia a porsi i dubbi che nella serie del 1988 lo Studio Pierrot non si è posto e che ha portato lo show a km9pjsEnon spiccare, ma Osomatsu (il primo gemello) ha un’idea e presenta se stesso e i suoi fratelli come attraenti idols, in un mondo colorato, molto simile a quello Uta no Prince-sama (o simile a quello di molti anime/giochi otome) dove loro frequentano il prestigioso istituto BL (niente è detto per caso) e sono anche degli eroi che a colpi di fanservice cercano di conquistare popolarità e di distinguersi dagli altri anime, con l’obbiettivo di mantenere il design da bishōnen tra una battuta e l’altra, finché il gigante Chibita non arriva a minacciare l’istituto e i Matsuno da idols diventano sportivi e poi vestono i panni da soldati dell’armata ricognitiva di Shingeki no Kyojin e solo Choromatsu si rende conto che l’intrattenimento e la voglia di adeguarsi ai tempi (tra sayan e guerriere sailor e ragazze di Love Live!) sta sfuggendo loro di mano e così accade, riportandoli poi al loro grigio mondo che solo dopo tempo prende colore e trasforma quei bambini di dieci anni in ventenni senza arte né parte, così, dopo 23 minuti, inizia la opening, il cast si scusa promettendo di far meglio nel prossimo episodio. Con questo primo scandaloso episodio (che si è dovuto poi eliminare dall’edizione BD e toglierlo dai siti di streaming, per le troppe citazioni e il carattere appunto illegale) apre Osomatsu-san, dando solo un piccolo assaggio di quello che lo show prevede. Tra una gag e l’altra, fra le righe, c’è una critica pesantissima all’animazione mainstream attuale: “vi piace l’animazione scadente e priva di senso tutta fanservice e sensazionalismi? Ci adegueremo a questa merda, sporcandoci le mani”, parole mie – vero -, ma se analizzate bene il primo episodio alcune battute della sceneggiatura e molte animazioni volutamente brutte, vi renderete conto che non sono un caso, sono intenzionali e l’intenzione è quella di provare ad essere satirici e anche autoironici, rivangando silenziosamente sull’insuccesso del 1988, ma senza essere monotoni visto che il secondo episodio e poi il terzo e via dicendo, hanno da proporre soggetti e gag molto diverse tra loro senza comunque allontanarsi dal genere satirico-parodistico.

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Dietro un regista come Yoichi Fujita (Gintama) e l’esordiente sceneggiatore Shū Matsubara si nasconde (non troppo fittamente) la voglia di sperimentare, di evadere, di mostrare che l’animazione attuale non è morta e non riposa su stereotipi, grazie ad essi piuttosto può reinventarsi, tramite l’autocritica può dar vita a prodotti molto diversi; la vecchia arte non è da buttare, ha insegnato, ma può attualizzarsi e dare ancora lezioni di creatività, perché la vera arte sa reinventarsi sempre ed essere sempre attuale, non servono grandi nomi come Hayao Miyazaki o Hideaki Anno per farlo, non servono storie strappalacrime, una commedia slice of life può riservare sorprese e far mangiare pixel (?) ai grandi anime sulla cresta dell’onda e Osomatsu-san è riuscito pienamente in questo, tra una sceneggiatura brillante e una regia che si concede animazioni sperimentali, pur lasciando come canonico un design vintage modernizzato (opera di Naoyuki Asano, un maestro della key art, nonché regista, che vanta tra i suoi lavori più attuali il film Saint Young Men) e sfondi ad acquarelli che ricordano la serie del ’88.
Importante, più che in altri anime, è il ruolo dei seiyū. Perché? La questione va oltre la recitazione, se da un lato un cast di super-eccellenze del vocal acting è necessario per rendere riconoscibili i gemelli (con nota di merito a Kenichi Suzumura per imitare quasi alla perfezione il precedente seiyū di Iyami), da un lato bisogna ricordare il prestigio dei seiyū nella società nipponica (e con ciò vi rimando al mio articolo al riguardo) per capire l’effettiva importanza di questo cast in rapporto alla serie. Come ho detto la parodia è vietata e punita in Giappone, ma avere come cast e staff (in quanto i seiyū si sono occupati della sigla di coda) dei nomi di particolare prestigio è una tutela; con un altro cast la serie poteva essere sospesa e durare davvero tre episodi (come dicevano scherzando Sakurai, Fukuyama e Irino in un video promozionale), ma con questo cast di stars la serie è protetta, in quanto sono loro stessi colossi dell’industria dell’animazione; Suzumura ha addirittura un’agenzia di vocal acting (Intention) di cui Sakurai è il co-fondatore oltre che artista, immaginate cosa sarebbe potuto accadere se la pena fosse stata più severa di un levare il primo episodio dai BD: sarebbe stato fatto un danno economico enorme non solo allo Studio Pierrot, ma a tutti i seiyū e anche a un’intera agenzia (che fate conto è come fosse casa di produzione, come se la denuncia fosse stata fatta alla Warner Bros. I capitali sono differenti ovviamente, ma comunque alti) che avrebbero richiesto i danni e non ne sarebbero usciti certo da perdenti.
tumblr_nzm3uekLUa1qmlmyuo1_500Credo che continuando a scrivere potrei perdermi in questa recensione, essendo la serie stessa libera da una struttura fissa, si potrebbe parlare di tanti elementi unici in ogni episodio, ma non sarebbe così sorprendente ogni episodio, per questo invito a scoprire questa serie, uscendo dalla comfort zone di quel che fa presa, di visioni più semplici, più strutturate perché con Osomatsu-san si sta cercando di avviare una piccola rivoluzione. I seiyū stessi sono sorpresi dal successo della serie, sorpresi dal fatto che quotidianamente, in altri studi d’animazione, mentre lavorano ad altro, l’argomento Osomatsu-san esca sempre e se ne parli con un entusiasmo non preventivato. Non è una serie certamente per tutti, non è neanche una serie semplice da capire (capire le battute non significherà aver compreso il concept dell’episodio e i messaggi subliminali) e sicuramente deluderà chi si aspetta qualcosa al livello di The Family Guy o South Park, ma c’è un grandissimo lavoro dietro, c’è una grandissima cura tecnica nelle animazioni, ci sono altissimi livelli di recitazione,  c’è una colonna sonora difficile da dimenticare e particolarmente innovativa (la opening Hanamaru Pippi wa Yoiko Dake delle AŌP è molto intelligente nonostante possa sembrare la classica canzoncina da idols, mentre la ending va ascoltata in versione integrale per scoprire che è un mini drama musicale che tratta di un mixer tra i Matsuno e altre sei gemelle omozigote, con Iyami che tenta di rovinare la reputazione ai ragazzi) ed infine si può intravedere un’ambizione di decostruzione, non ai livelli di Neon Genesis Evangelion dove c’era l’intenzione di decostruire un genere, qui si parla dell’intenzione di decostruire tutta l’animazione contemporanea. Ovviamente sono discorsi quasi utopici, fin troppo arroganti e che non avranno riscontri concreti, ma se Osomatsu-san non sarà mai il fondatore dell’animazione del futuro, resta il fatto che nel suo piccolo un messaggio chiaro l’ha lanciato, la volontà di novità c’è. Io mi sento di supportare questa piccola rivoluzione con tutta me stessa, per questo non mi sento a disagio nell’affermare che Osomatsu-san è, dal mio punto di vista, il miglior anime (a sceneggiatura originale) del 2015. Vedere per credere, ma a prescindere dei gusti personali, questo è l’anime di cui c’era bisogno per portare una vera ventata di originalità nel mondo dell’animazione giapponese.

Giudizio personale: 10.

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