Ranpo Kitan: Game of Laplace (乱歩奇譚 Game of Laplace, Lerche)

Game-of-Laplace
Studio d’animazione: Lerche.
Regia: Seiji Kishi.
Sceneggiatura: Makoto Uezu.
Character design: nessuna informazione disponibile.
Main Cast: Takahiro Sakurai (Akechi), Rie Takahashi (Kobayashi), Daiki Yamashita (Hashiba), Katsuyuki Konishi (Kagami), Cho (Nakamura), Yoko Ikase (Kuro Tokage), Saki Fujita (Minami), Kappei Yamaguchi (Shitai-kun), Jun Fukuyama (Namikoshi).
Episodi: 11.
Origine: anime originale con adattamenti ai romanzi di Edogawa Ranpo.
Genere: thriller, drammatico, psicologico, sci-fi.

L’anime è stato realizzato per il cinquantesimo anniversario della morte dello scrittore Edogawa Ranpo (nome d’arte di Taro Hirai), uno dei più grandi autori nipponici, paragonato ad Arthur Conan Doyle e Edgar Allan Poe (Edogawa Ranpo è la traslitterazione giapponese di quest’ultimo). In Giappone è colui che meglio di tutti ha saputo scrivere delle ossessioni, delle perversioni e dei misteri dell’essere umano. Visionario e morboso, in atmosfere oniriche e dark ha ambientato i suoi romanzi, in gran parte thriller, con protagonista il detective Kogoro Akechi, lo Scherlock Holmes del Giappone e protagonista anche di questo anime.
La storia si apre quando il giovane studente delle medie Kobayashi (un ragazzo particolarmente carino, effeminato ma ancor più annoiato dalla vita) si risveglia nella sua classe prima che inizino le lezioni; in mano si ritrova una sega e davanti a se il suo insegnante macabramente ricomposto dopo esser stato ucciso e fatto a pezzi. Kobayashi è stato incastrato, tutte le prove sono contro di lui, solo il suo migliore amico Hashiba (innamorato di lui) è dalla sua parte e si preoccupa per questa situazione, per quanto orribile infatti, Kobayashi ne è entusiasta, la noia è finita, se prima la realtà per Kobayashi era un insieme di sagome senza volto che camminavano, il mondo ha colori e volti adesso (visione meravigliosamente rappresentata).tumblr_nqwa9zzwAO1rl9sqto3_1280
I detective Nakamura e Kagami mettono agli arresti Kobayashi, ma sulla scena fa irruzione un detective direttamente dalla casa imperiale: il geniale diciassettenne Akechi. Costui non toglie dalle accuse Kobayashi, è ancora sospetto, ma lo fa liberare mentre lui inizia a lavorare al caso. Kobayashi, affascinato dal detective, si spinge – seguito da un preoccupatissimo Hashiba – fino all’appartamento di Akechi per lavorare con lui al caso, desiderando diventare il suo apprendista. Akechi non vorrebbe che quel ragazzino interferisse, ma non ha un temperamento tale da potersi opporre, lo lascia fare mentre lui lavora e alla fine risolve il caso trovando il vero assassino. Kobayashi si distingue però, è stato capace di arrivare alle sue stesse intuizioni e di individuare un ulteriore corpo nascosto nella classe, giocare a fare il detective gli piace e chiede con insistenza ad Akechi che lo accetti, mentre il preoccupato Hashiba vorrebbe che l’amico non si mettesse in pericolo in quanto potrebbe finirne ammazzato. Akechi accetta, avvertendo Kobayashi che in questo modo si ferirà, ma ciò entusiasma solo il ragazzino che da quel momento inizia a lavorare e a fare da esca nel cercare di risolvere efferati e macabri omicidi, mentre parallelamente, in silenzio, mandando giù analgesici contro il mal di testa, Akechi lavora al caso di un misterioso giustiziere chiamato Venti Facce.
il83WZMjvhSWXNelle mani di tutto lo staff c’era una grande responsabilità, soprattutto tra le mani dello sceneggiatore Makoto Uezu (School Days, Yuki Yuna is a Hero, Danganrompa) che doveva fare un tributo di tutto rispetto verso Ranpo. Cosa ha fatto alla fine? Ha usato episodio dopo episodio i titoli dei romanzi di Ranpo come riferimento, facendo una riscrittura di queste storie, una sua interpretazione, e per rendere il prodotto più fruibile al pubblico ha reso Akechi un adolescente, come nell’opera originaria lo era solo Kobayashi (mentre Hashiba risulta essere l’unico personaggio originale della serie) che in questo anime è stato reso più giovane. Tra atmosfere pulp (tipiche dello studio Lerche e perfette in questo contesto), drammi umani, efferati delitti, molto fanservice, ma anche tante citazioni letterarie, si delinea questo anime che sa come accattivare il pubblico e i cui difetti tecnici sembrano quasi giustificati in questa opera che in molti punti ricorda Danganrompa (lo staff è lo stesso). In un crescendo di entusiasmo e di aspettative molto presto arriva il plot twist e inizia a delinearsi la vera trama che più che horror è fantascientifica, non particolarmente credibile (a mio dire), ma originale. E tra drammi, violenza, lacrime e il fiorire di romanticismo omosessuale (Ranpo era particolarmente affezionato alle tematiche omoromantiche), le aspettative si gonfiano ancora, si aspetta il gran finale e… la storia finisce, mentre aspettavi.
E qui ci sono solo due spiegazioni possibili: o i giapponesi non sanno fare i finali degli horror o, cosa più probabile, era finito il budget.
Ho aspettato l’arrivo di questo anime con grande impazienza e quando è iniziato ne sono stata entusiasta, è uno spettacolo per gli occhi (la visione delle scene cambia dai punti di vista, si passa da scene oggettive a soggettive), per le orecchie (vi consiglio caldamente di recuperare la colonna sonora), ma soprattutto per il cuore, pronto a palpitare alle citazioni letterarie (non per forza solo di Ranpo), pronto a commuoversi per i drammi messi in scena, pronto ad entrare in empatia con l’entusiasmo di Kobayashi, la malinconia di Akechi e i sentimenti romantici di Hashiba.
Forse il fanservice blando stona un po’, forse le animazioni in alcuni punti non sono delle migliori, forse lo staff non era tra i migliori, forse etichettarlo horror è stato un po’ esagerato (è fondamentalmente un thriller) e, ancora, forse alcune reinterpretazioni dei romanzi di Ranpo potevano non piacere (non è stato il mio caso), ma è un prodotto appassionante ed estremamente gradevole, quando la fine si avvicina, le carte vengono scoperte e il finale (che io non chiamerei tale) arriva e annulla tutto l’eccellente lavoro che l’ha preceduto e lo spettatore si ritrova con una scottante delusione che solo un annuncio di una seconda stagione potrebbe sanare.
Ranpo Kitan si rivela un anime dalle eccellenti premesse, dall’ottimo sviluppo ma che non porta a far fiorire nulla, c’è un troncamento duro e che lascia perplessità, come se mentre sviluppavano la storia ci fosse stato bisogno di concluderla e di sintetizzare fino all’osso, sradicare il resto, per far entrare tutto in una dimensione costretta di 11 episodi (cosa sospetta, dato che quasi a tutti risultava che sarebbe durato 12 episodi e poi si è scoperto che erano 11), qualcosa che mi fa davvero pensare che il budget sia finito senza che se ne rendessero conto.  0566cc7f7dbbed539eae4b62022dfc2e1433439114_full
Così ecco che i personaggi, pur risultando intriganti, non vengono rivelati fino in fondo, la loro rivelazione è parziale e alcuni gesti, alcune parole, alcune scene rimangono enigmatiche e senza possibilità di esser comprese, divorate e dimenticate in buchi – anzi, voragini – di trama che sembrano – almeno all’inizio – verranno soddisfatti, invece restano incompiuti; per fare un esempio, troviamo il personaggio di Kuro Tokage (Lucertola Nera, o come suona meglio in inglese Black Lizard) che fa cenno di esser stato il primo caso di Akechi (come nei romanzi), ma non sappiamo nulla di quel caso, non c’è neanche un piccolo flashback, come non c’è alcun accenno al fatto che Kuro Tokage sia un uomo. Altro esempio: viene detto che Hashiba è il signorino di una facoltosa famiglia che… bho, viene ripetuto più volte, come se fosse prima o poi fosse importante per la trama, ma non lo è, non sapremo mai nulla, come non sapremmo mai nulla del perché Kobayashi si comporta in questo modo, perché cerca il dolore, perché per lui prima erano tutte sagome senza volto. Chi è la sua famiglia? Perché non compare mai la sua famiglia anche quando viene arrestato? Inoltre, non per fare la fangirl, è evidente che sia affascinato da Akechi, ma non spiegano che tipo di sentimento sia quello che prova per lui. Nei romanzi Akechi è un adulto ed è sposato, ma convive con Kobayashi e la loro relazione è soggetta a speculazioni maliziose, in virtù di ciò avrebbero potuto chiarire o smentire i sentimenti di Kobayashi senza lasciare un interrogativo sopra, ma considerando che i punti interrogativi fioriscono per tante cose in questo anime, le relazioni sono l’ultima delle preoccupazioni che ci si deve porre, soprattutto in assenza di chiarimenti del finale, molto sottotono con le atmosfere dell’opera e di una banalità sconvolgente.
Ho sentimenti contrastanti per questo anime, è iniziato portandomi subito a lodarlo ed ora, di fronte a un quadro che sembra una groviera, dire che è un’opera mediocre sarebbe più che giusto, ma non me la sento, lo metterei al pari di tanti altri anime che non hanno tutte le qualità che questo anime ha e che sarebbe stato un ottimo prodotto con soli due episodi in più; quindi – con una certa affettività – che concludo dicendo che è un prodotto, più che sufficiente per meritarsi una visione e qualche apprezzamento, ma non aspettatevi troppo.

Giudizio Personale: 6,5.

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