Kuroshitsuji ( 黒執事, A-1 Pictures)

artbook-kuroNella Londra vittoriana la nobile famiglia Phantomhive è famosa per la produzione di giocattoli ed altri articoli di tendenza per bambini, cosa che non sorprende visto che a capo di essa vi è un bambino di dodici anni, il conte Ciel Phantomhive. Quello che solo la Londra underground sa è che dietro questa facciata Ciel è soprannominato il “mastino della Regina”, il cui compito è indagare su ciò che può minacciare l’Inghilterra e la regina.
Ciel è orfano, ha perso i genitori in un tragico incendio nella grande villa fuori Londra dove vive ora solo con la servitù da quando è stata resa di nuovo abitabile; può sembrare un bambino solo e malinconico, ma Ciel è tutt’altro, è un conte consapevole della sua posizione, arrogante, viziato, burbero e ormai non è più un bambino dal tragico giorno in cui ha perso i suoi genitori. Da quel giorno a regolare la sua vita, a soddisfare i suoi capricci e ad aiutarlo nel suo lavoro c’è Sebastian, il suo eccezionale maggiordomo, un personaggio fuori dall’ordinario. Nonostante la servitù (purtroppo imbranata) è Sebastian a svolgere qualsiasi mansione domestica nella grande casa, fa da precettore a Ciel, lo aiuta nelle indagini investigative, è la sua guardia del corpo e qualsiasi ordine gli venga impartito Sebastian lo soddisferà nel migliore dei modi e in un tempo record. Sebastian è dunque un maggiordomo perfetto, impeccabile nei modi, di bellissima presenza e alquanto sospetto. Sebastian non è un essere umano infatti, ma un demone, il demone a cui Ciel ha venduto la sua anima per soddisfare la sua vendetta; i suoi genitori non sono morti in un tragico incidente, sono stati assassinati perché qualcuno potesse prendere Ciel, venderlo ed usarlo come sacrificio umano e, in quel momento, mentre Ciel veniva ucciso, il demone si è presentato a lui (che all’epoca aveva dieci anni), l’ha salvato uccidendo i presenti e, da quel momento, vestendo i panni di maggiordomo è al suo fianco in attesa che Ciel compia la sua vendetta per poterne divorare l’ anima.

Kuroshitsuji (anime 2008).

-Kuroshitsuji-anime-33624811-1442-999

Studio d’animazione: A-1 Pictures.
Regia: Toshiya Shinohara.
Sceneggiatura: Mari Okada.
Character design: Minako Shiba.
Main Cast: Daisuke Ono (Sebastian Michaelis), Maaya Sakamoto (Ciel Phantomhive), Jun Fukuyama (Grell Sutcliff), Junichi Suwabe (Undertaker), Koji Yusa (Lau), Noriaki Sugiyama (William T. Spears), Yukari Tamura (Elizabeth Midford), Emiri Kato (Meirin), Yuuki Kaji (Finnian), Hiroki Touchi (Bard), Shunji Fujimura (Tanaka), Romi Paku (Madame Red), Shinnosuke Tachibana (Soma), Hiroki Yasumoto (Agni), Hisayoshi Suganuma (Fred Abberline), Satoshi Hino (Ash), Akiko Yajima (Angela), Takafumi Yamaguchi (Pluto).
Episodi: 24 + 1 OAV.
Origine: adattamento parziale del manga di Yana Toboso.
Genere: horror, sovrannaturale, investigativo, storico, drammatico, commedia.

Questa prima serie introduce al mondo e ai personaggi creati da Yana Toboso, i primi episodi riprendono il primo arco narrativo del manga (l’arco di Jack lo Squartatore) che insieme ad un altro arco narrativo (quello della cucina, dove sono presentati i personaggi del principe Soma e il suo maggiordomo Agni), sono gli unici punti di fedeltà al manga, l’adattamento poi diventa una libera interpretazione che porta a costruire una storia che è totalmente diversa da quella del manga (ancora in corso), distaccandosi anche nelle atmosfere e nelle caratterizzazioni dei personaggi, solo in apparenza uguali agli originali.
Quindi partiamo nel visionare una serie che non lascia indifferenti, entrando in una realtà degna del miglior romanzo gotico, toccando anche tematiche e situazioni congeniali al decadentismo, il tutto è diretto dal bravo Toshiya Shinohara (regista di gran parte dei film di Lupin III e del più recente Nagi no Asakura) che si è circondato da un cast davvero ottimo, partendo dai seiyū (la qualità di recitazione è davvero incantevole) per poi affidare il character design a Minako Shiba (professionista poliedrica nel mondo dell’animazione, il cui character design più noto è probabilmente quello della serie dedicata a .hack), la musica a Taku Iwasaki, mentre le sigle di testa di coda rispettivamente a SID, Becca e Kalafina; ultima nota d’eccellenza, ma non per questo meno importante, sono le scenografie che al meglio ripropongono la Londra vittoriana. In questo cast di virtuosi (di cui ho solo menzionato alcuni) il prodotto finale sembra scontato sia superbo, in particolare se alla sceneggiatura vi è la famosa e talentuosa Mari Okada (Gosick, Black Rock Shooter – the animation, Toradora, CAANAN solo per citarne alcuni), eppure è proprio qui che la serie cade. Con troppe libertà, nuovi personaggi e 24 episodi per creare una serie con una fine definitiva, l’anime va incontro a cadute di stile molto tristi; se da una parte abbiamo uno sviluppo dark interessante, l’atmosfera viene spezzata con una certa frequenza da elementi demenziali e puramente fanservice. Risultato? La serie finisce per esser molto confusa, con diversi buchi di trama, risvolti narrativi poco credibili, caratterizzazioni superficiali, con una ricca dose di fanservice che rende il sottotesto (ma neanche tanto sottotesto) shōnen-ai e finendo per risultare il tutto poco credibile, un mero espediente commerciale, senza contare che crea un distacco totale dal manga della Toboso che è un’opera molto elegante, nel tratto, nella struttura e nella narrazione nel quale si vede la forte ispirazione alla saga del conte Cain di Kaori Yuki, peccato molti conosco o giudicano solo questo anime e si tengono ben lontani così dall’opera originale.
L’anime poteva pubblicizzare bene il manga, invece ha fatto ad esso una pubblicità negativa, ambigua, indirizzata quasi esclusivamente ad un pubblico femminile ristretto.
Alla fine però bisogna dire che l’anime si rende guadabile, in qualche modo incuriosisce e coinvolge (anche se personalmente non mi ha appassionata, a differenza dell’opera originale che amo), l’inizio è ottimo, nel mezzo sono salvabili alcuni tratti narrativi e alla fine (intendo proprio gli ultimi minuti), si ha un epilogo definitivo  prevedibile, ma bello ed emozionante, che salva un po’ l’opera.

Gradimento personale: 6.

Kuroshitsuji II

Kuroshitsuji_II_C2

Studio d’animazione: A-1 Pictures.
Regia: 
Hirofumi Ogura.
Sceneggiatura:
Mari Okada.
Character design:
Minako Shiba.
Main Cast:
Daisuke Ono (Sebastian Michaelis), Maaya Sakamoto (Ciel Phantomhive), Nana Mizuki (Alois Trancy), Takahiro Sakurai (Claude Faustus), Jun Fukuyama (Grell Sutcliff), Aya Hirano (Hanna), Junichi Suwabe (Undertaker), Koji Yusa (Lau), Noriaki Sugiyama (William T. Spears), Yukari Tamura (Elizabeth Midford), Emiri Kato (Meirin), Yuuki Kaji (Finnian), Hiroki Touchi (Bard), Shunji Fujimura (Tanaka). 
Episodi:
12 + 6 OAV.
Origine:
sequel liberamente ispirato al manga di Yana Toboso.
Genere:
horror, sovrannaturale, investigativo, storico, drammatico, shonen-ai.

Questa seconda serie, inaspettata, è stata presentata con due nuovi personaggi che sarebbero stati il nuovo conte e il nuovo maggiordomo, il giovane Alois Trancy con il suo maggiordomo demoniaco Claude Faustus.
La presentazione è risultata da subito poco convincente, oggetto di clamore per gli affezionati di Sebastian e Ciel, denominata Shirotsuji in un primo momento, finché in realtà non si scoprì che era tutta una burla e così, nel secondo episodio, con una nuova opening, vediamo il ritorno di Sebastian e Ciel, mentre scopriamo che Alois e Claude saranno gli antagonisti.
La prima domanda che sorge è: ma non era un epilogo definitivo quello della prima serie? Sì, lo era, almeno finché la A-1 Pictures non ha visto quale fenomeno di guadagno era Kuroshitsuji e dunque si sono arrampicati sui vetri per dimostrare che il finale della serie precedente non era definitivo per poter creare un sequel che col manga non ha proprio nulla in comune (neanche una pagina). Il risultato è qualcosa di davvero spettacolare, Mari Okada ha realizzato qualcosa d’ incredibile, tanto che il regista Shinohara ha ceduto la regia a chi non aveva nulla da perdere in dignità, Hirofumi Ogura (Knight in the Area).
La trama di questo sequel è semplice: il nuovo maggiordomo e il nuovo giovane conte (che in realtà nobile non è, si è prostituito semplicemente con il vecchio giusto) vogliono Ciel, per due diversi motivi e sfidano Sebastian per raggiungere il loro obiettivo. Se semplice però è la trama di base, complicatissimo è l’intreccio narrativo quanto surreale.
So che posso lasciare un messaggio contraddittorio, ma il mio indice di gradimento – rispetto al primo anime – è superiore, il coinvolgimento maggiore, in alcuni punti ci sono scene da estasi. No, non sono ironica e non ho cattivo gusto, sono seria e con ragione.
Una volta che ci si è aggrappati sui muri per spiegare come il finale della prima serie non fosse definitivo, si pensa che qualcosa di più assurdo non si possa fare, invece non è così, la trama più si infittisce e più diventa surreale, la fantasia di chi ha scritto la sceneggiatura è qualcosa che andrebbe premiato, muovere delle critiche sarebbe come sparare contro la Croce Rossa: quest’anime si dà la zappa sui piedi da solo ed è godibile vedere come affonda.
Kuroshitsuji II è una serie che decide di essere più esplicita possibile, niente più fanservice, diventa canonicamente shōnen-ai con aspirazioni yaoi; niente più personaggi di ambigua morale, piuttosto vengono resi perversi e psicopatici e perché poi lasciare respiro al lato comico? Si abolisce la componente comica lasciando spazio non al dramma, ma alla tragedia, arricchendo la storia di momenti splatter perché così si mostra meglio che la storia è drammatica e i nuovi antagonisti psicopatici. Tutto viene esasperato, non esistono più mezzi termini, qualsiasi elemento eccessivo fa brodo, ma allo stesso tempo si ha molta cura della parte tecnica: cast tecnico (eccetto per la regia) invariato ma che si impegna a migliore il prodotto nelle animazioni con CG, le sigle di apertura e di chiusura sono affidate ai The Gazette (in Giappone idoli per cui strapparsi i capelli)  e alle Kalafina, gruppi distinti per la scena gotica, e nel cast di caratterizzazione vocale vengono aggiunti gli idoli di quel anno: Takahiro Sakurai, Aya Hirano e Nana Mizuki, che insieme alle voci del cast già conosciute regalano performances straordinarie. Quindi ecco qui pronto questo prodotto d’animazione tecnicamente superbo che deve fare i conti col suo contenuto, diventando così un anime che si prende fin troppo sul serio, eccessivo, e che dona allo spettatore solo tanta perplessità dall’inizio alla fine, perché c’è tanta qualità che viene mandata a farsi deridere.
Di nota positiva c’è che alla fine prende, ci si affeziona ai personaggi mentre si cerca di capire che cosa si sta vedendo, ci si lascia trasportare anche dal fangirling e dalle scene più crude che mozzano il fiato (si tocca lo splatter, ma ovviamente non è un vero anime splatter), poi però bisogna ricomporsi e tirare le somme rendendosi conto che per quanto può essere coinvolgente (ed ilare) tutto ciò, non funziona, è un’accozzaglia di elementi per attirare l’attenzione che non hanno coerenza tra loro e la trama è così confusa da non sembrare che esista, piuttosto sembra una situation commedy in chiave tragica che, appunto, finisce per esser divertente piuttosto che intristire.
Non negherò mai che l’ho preferito al primo anime, perché mi ha davvero divertita e perché, per qualche insano motivo, i personaggi di Claude e Alois sono dei simpatici psicopatici, ma se pensate di vedere qualcosa di serio e importante vi consiglio di vedere altro.

Gradimento personale: 7.

Kuroshitsuji: The book of circus.

20140509222956d3c

Studio d’animazione: A-1 Pictures.
Regia: Noriyuki Abe.
Sceneggiatura: Hiroyuki Yoshino.
Character design: Minako Shiba.
Main Cast: Daisuke Ono (Sebastian Michaelis), Maaya Sakamoto (Ciel Phantomhive), Mamoru Miyano (Joker), Yuko Kaida (Beast), Nobuhiko Okamoto (Dagger), Ayahi Takagaki (Doll),  Takuma Terashima (Snake), Yuuki Tai (Peter), Mayumi Shintani (Wendy) Noriaki Sugiyama (William T. Spears), Chafurin (Barone Kelvin), Emiri Kato (Meirin), Yuuki Kaji (Finnian), Hiroki Touchi (Bard), Shunji Fujimura (Tanaka).
Episodi: 10.
Origine: adattamento del manga di Yana Toboso.
Genere: horror, investigativo, sovrannaturale, drammatico, storico.

Questa terza serie d’animazione è totalmente scollegata alle prime due (può essere giusto una side story della prima serie), poiché è l’adattamento di un arco narrativo del manga conosciuto come arco del Noah’s Ark Circus.
Per conto della Regina Ciel, col fedele Sebastian, indaga sulle scomparse di bambini che stanno diventando sempre più numerose a Londra e sembra più che una coincidenza che esse si verifichino nei luoghi dove si esibisce il Noah’s Ark Circus.  Al fine di scoprire la verità i due vanno ad uno spettacolo, lì Sebastian fa in modo di permettere a lui e il suo padrone di entrare nel circo come apprendisti ed investigare direttamente dall’interno. Entrando a far parte della compagnia circense scoprono di non essere i soli ad essersi inseriti per delle indagini, anche lo shinigami William T. Spears si è unito al circo e questo significa che qualcosa di grande e tragico sta effettivamente accadendo, nonostante i membri principali del circo siano così amabili e di buon cuore, qualcosa stanno nascondendo.
Per vedere un bel anime dedicato a Kuroshitsuji serviva una terza serie e a quanto pare doveva essere il 2014.
In 10 episodi vediamo svilupparsi uno degli archi più belli, dark ed emozionanti del manga, perfettamente contestualizzato in modo da essere chiaro anche ai profani del primo anime. La serie è fedele al manga e ai suoi toni, sono inserite giusto delle piccole varianti in modo da poter far tributo a tutto il cast (non tutti i personaggi sono protagonisti di ogni arco nell’opera principale), ma il ritmo narrativo, le scene, le atmosfere sono quelle e il risultato finale è qualcosa di incredibilmente bello.
Per anni c’è stata l’onta dei primi due anime sulla serie, diventata un simbolo del degrado dell’animazione giapponese; ciò può aver portato molti ad ignorare questo terzo capitolo (essendo uno dei miei preferiti non volevo anch’io vederlo, per paura lo ridicolizzassero), ma il lavoro che è stato fatto è davvero superbo, pulito dalle contaminazioni di fanservice e demenzialità (che come già detto non esistono nel manga, se non per qualche vignetta in contesti diversi), con un crew nuova (se non per il character design, sempre a cura di Minako Shiba) e straordinaria: vediamo la sceneggiatura in mano all’eccellente Hiroyuki Yoshino (Accel World, Macross Frontier, Guilty Crow, Code Geass), musiche di Yasunori Mitsuda (Inazuma Eleven), sigle di testa e di coda suggestive rispettivamente dei SID e di AKIRA e tutto sotto la regia del maestro Noriyuki Abe (G.T.O, YuYu Hakusho).
Personalmente credo che un adattamento anime serva a migliorare e a render ancor più credibile la bellezza delle tavole di un manga in quanto sua naturale estensione per una nuova vitalità, negli adattamenti questo l’ho visto ben poche volte, così tendo a preferire o i manga o le serie liberamente ispirate ad un anime, ma in questo caso ho visto tale concetto diventare reale; guardando quest’anime ho avuto davvero l’impressione di vedere il mondo di Yana Toboso colorarsi ed animarsi senza perdere nulla, piuttosto arricchito da ciò che un manga non può avere per ovvi motivi ed è stata una visione emozionante e poetica, che consiglierei davvero a chiunque e non perché divertente, ma perché valida finalmente. Consigliato, giusto per aver un quadro più chiaro (ma non indispensabile a mio dire), la visione dei primi episodi della prima serie che riportano l’arco narrativo di Jack lo Squartatore, mentre si può trascurare benissimo quello dedicato a Soma ed Agni.
Se si è alla ricerca di un’opera dark con i fiocchi, questo anime lo consiglio caldamente.

Giudizio personale: 9.

Precedente Free! Starting Days, Kyoto Animation annuncia film per Free!! Successivo Film originale per Yowamushi Pedal!